A cosa serve un classico?

30 Settembre 2012

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Che cos’è un classico?

Per uno studente è una poesia da imparare a memoria, da scomporre e analizzare in ogni minimo dettaglio. Per un lettore è la somma espressione della letteratura, per uno scrittore un modello che non riuscirà mai a raggiungere.

 

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Che cos’è un classico?

Per uno studente è una poesia da imparare a memoria, da scomporre e analizzare in ogni minimo dettaglio. Per un lettore è la somma espressione della letteratura, per uno scrittore un modello che non riuscirà mai a raggiungere.

L’eredità dei classici, soprattutto in Italia, è da sempre vista come un fardello. Dalle elementari, infatti, viene imposto agli studenti di riconoscere la bellezza di quelle opere attraverso la minuziosa analisi di figure retoriche, schemi rimici e intenti poetici come se un Leopardi o un Dante fossero soliti scrivere con un manuale di retorica accanto.

Ed ecco quindi che, grazie ad un’educazione che porta ad odiare tutto ciò che è complesso, scrittori contemporanei, o pseudo tali, armandosi di banalità e grazie a due frasi zuccherose sul senso della vita rapiscono i cuori dei lettori italiani, ignari che quel Dante che hanno tanto odiato, quel Manzoni che li ha perseguitati con i suoi Renzo e Lucia e quel pessimista di Leopardi parlavano degli stessi sentimenti e delle stesse problematiche che affliggono loro.

Dietro la Divina Commedia di Dante infatti c’è l’uomo, dietro lo struggersi e il pessimo cosmico del Leopardi c’è il senso di vuoto e disfatta che coglie prima o poi tutti noi e ridurre queste opere a pura retorica, senza indagarne il senso e la modernità, è il motivo per il quale l’italiano medio odia leggere.

Un classico per essere tale non deve essere retoricamente bello, ma deve essere vero. Un classico non è tale solo perché presenta degli espedienti retorici, ma lo è perché rappresenta un libro senza tempo che parla dell’uomo, delle sue esperienze e dei suoi sentimenti. Lo smarrimento di Dante, il pessimo di Leopardi, la sete di vendetta del Conte di Montecristo e la nostalgia del sublime di Emma Bovary sono sentimenti che abbiamo provato tutti noi almeno una volta nella vita. Ridurre tutto questo a puro stile equivale a uccidere un libro dal valore inestimabile e senza tempo.

La lettura di un classico non ci deve istruire, la lettura apparentemente non serve a nulla, ma privarsene significa avere le scarpe sempre pesanti, sentirsi oppressi dal male di vivere che portiamo dentro, uccidere il nostro lato compassionevole e la creatività.

In un mondo in crisi capire che non siamo soli e che l’uomo è una creatura meravigliosa sembra un dato accessorio, ma è indispensabile. In un mondo in crisi è necessario non voltarci e dimenticare il nostro passato e da dove veniamo. In un mondo in crisi è indispensabile puntare su quello che di più prezioso abbiamo ereditato: parole immortali che ci possono ispirare, consolare, ma soprattutto restituire la nostra umanità.

Leggete per vivere, leggete per non sentirvi soli, ma soprattutto leggete per essere uomini migliori.

Aprite un classico e ricominciate a vivere!

A cura di Diana