Americana #1 - Don DeLillo oltre Cosmopolis

30 Ottobre 2012

Ci sono libri che sono come incontri. Per me con Don DeLillo è stato proprio così: ne sentivo parlare da anni, ma mi sono decisa a prendere un suo libro in biblioteca solo nel 2001, appena uscito “Body art” (a.k.a. “The body artist”).

 

Ci sono libri che sono come incontri. Per me con Don DeLillo è stato proprio così: ne sentivo parlare da anni, ma mi sono decisa a prendere un suo libro in biblioteca solo nel 2001, appena uscito “Body art” (a.k.a. “The body artist”). Me ne ricordo come se fosse adesso: dovevo andare dal dentista e l’ho portato con me per leggerlo in sala d’aspetto. Alla sala d’aspetto però non sono mai arrivata, perché quella sera mi sono fermata in macchina e l’ho letto tutto d’un fiato, interrompendomi solo per entrare in libreria ad acquistarlo, mentre mentalmente decidevo un piano strategico per leggere ogni parola che fosse uscita dalla sua penna in un tempo ragionevole che corrispondesse al mio senso di urgenza. Ricordo l’emozione, il piacere quasi doloroso che ho provato per la sua prosa, e la commozione per quella che sentivo come pura bellezza.

 

Negli Stati Uniti Don DeLillo è riconosciuto come uno dei più grandi scrittori del nostro secolo. Amato od odiato che sia, il suo contributo letterario è indiscusso: autori come Bret Easton EllisJonathan FranzenDavid Foster Wallace lo hanno più volte citato come punto di riferimento e fonte di ispirazione, e Paul Auster gli ha dedicato ben due libri (“Nel Paese delle ultime cose” e “Leviathan”).

Un lettore italiano però, anche un lettore forte, è più probabile che abbia preso in considerazione l’idea di approcciarlo solo ora, in occasione dell’uscita del filmCosmopolis” di David Cronenberg, adattato appunto dal suo omonimo romanzo. Come mai questo scarto, nonostante i suoi libri siano stati quasi tutti tradotti in italiano e nonostante la sua origine italo-americana (i suoi genitori erano originari della provincia di Campobasso e la madre ha sempre parlato solo italiano)? Secondo me almeno in parte è una questione di tempi: i primi libri di Don DeLillo infatti sono stati editi in Italia a diversi anni di distanza dall’edizione originale (mentre ora Einaudi ha notevolmente accorciato le distanze di pubblicazione). Questo inevitabilmente altera la percezione della portata innovativa di un autore nel panorama letterario in cui si inserisce, soprattutto per un contributo come quello di DeLillo, che è stato uno dei capisaldi di un’intera corrente letteraria (di cui ha peraltro sempre rifiutato l’etichetta) e che è attraversato dai grandi temi della modernità.

 

I ROMANZI

Oltre ad aver scritto racconti, saggi, drammi e una sceneggiatura, DeLillo è autore di diversi romanzi, in cui si rintracciano tre fasi distinte e di cui trovate un accenno libro per libro in fondo all’articolo.

La fase iniziale potrebbe essere individuata in quei romanzi che vanno da “Americana”(uscito in America nel 1971 ma in Italia solo nel 2000) a “I nomi”(del 1982, approdato in italiano solo nel 1990).

A questo punto arriva il primo punto di svolta, in cui la produzione letteraria di DeLillo fa un balzo sul piano artistico ma anche sul piano del riconoscimento commerciale: da “Rumore bianco”in poi infatti il suo nome non è più apprezzato solo in accademia, ma si allarga al grande pubblico di lettori e alla critica mainstream, portandolo a vincere tra le altre cose il National Book Award per la narrativa. È un momento importante anche in Italia, perché i tempi di traduzione e pubblicazione si accorciano proprio con questo primo grande romanzo di svolta, ma si mantengono brevi anche per i successivi “Libra”, Mao II”, e “Underworld”.

Qui avviene la seconda svolta, influenzata da autori come Albert CamusPeter HandkeMax Frisch. I romanzi di DeLillo a partire da “Body art”  si fanno più brevi ed essenziali, e la struttura stessa dei suoi libri entra in una nuova dimensione, come in una materia diversa che ne altera le maglie e i ritmi, ma anche il focus di partenza rispetto ai temi che ritornano su scala diversa.

 

I TEMI RICORRENTI

DeLillo è uno di quegli autori che polarizzano le opinioni dei lettori. Chi lo ama, lo ama follemente; chi lo odia, lo odia ferocemente. Entrambi hanno le loro argomentazioni, che vanno al di là di una mera sensazione epidermica, e concernono sia i temi che affronta che lo stile con cui si raccontano.

Come molti autori prima e dopo di lui, DeLillo ha le sue ossessioni tematiche che ricorrono in forme diverse in tutti o quasi tutti i suoi romanzi. I suoi libri raccontano di un mondo alienato di milioni di solitudini chiuse in una realtà virtuale e artificiale, di una disperazione collettiva ma solipsistica. In questa dimensione, ciascuno anela a un senso autentico che lo sottragga, o almeno lo distragga, dal terrore incomprensibile e definitivo della morte. Il senso però pare essere esso stesso sintetico, un ologramma che non rimanda a nulla di altro da sé. Solo il superficiale è profondo, solo la finzione è reale, e la tecnologia e il consumismo sono le sole esperienze radicalmente spirituali, mistiche ed erotiche attraverso cui accedere al trascendente. La realtà è linguaggio e il linguaggio è realtà, è fisica.

 

I DETRATTORI

Chi è allergico a Don DeLillo sente i temi trattati nei suoi romanzi come alienanti non solo per i protagonisti, ma anche per il lettore, che arranca a fatica tra impervie riflessioni filosofiche sulla realtà come costruzione discorsiva e sulle apocalissi distruttive della modernità. Anche la sua prosa è considerata da alcuni essenzialmente un esercizio di virtuosismo fine a se stesso: elegante e tecnicamente impeccabile, ma vuoto. Bruce Bawer lo ha accusato di scrivere trattati più che romanzi, e George Will ha definito “Libra” un atto di “vandalismo letterario” e di “cattiva cittadinanza” - commento che DeLillo ha preso come un complimento.

DeLillo in fondo raccoglie a sé le principali critiche mosse alla cosiddetta letteratura alta, in particolare quella post-modernista: spesso non esiste una vera e propria trama, i personaggi sono intollerabilmente prolissi e parlano attraverso lunghi monologhi che nulla hanno a che fare con la vita reale.

 

GLI ESTIMATORI

Chi apprezza Don DeLillo invece, e sono i più sia tra la critica che tra il pubblico di lettori, riconosce quella forma del reale e si riconosce nella satira corrosiva, irriverente, divertente, dolorosa e profonda che la rappresenta. Nei suoi temi rintraccia una sensibilità viscerale in cui lingua e mondo coincidono nella storia così come sulla pagina: il lessico è solido, vivo, misurato eppure travolgente. Forse i personaggi non parlano come parlano le persone vere, ma dicono ciò che le persone vere sentono, anche ciò che ancora non ha un nome o un pensiero.

I suoi romanzi parlano di terrorismo, quello violento delle bombe e dello spionaggio, e quello silenzioso del fallimento del contatto umano che si anestetizza nell’aria condizionata dell’auto-referenzialità, e restituiscono al lettore quella profondità misteriosa che è l’esistenza umana - non perché la raccontano, ma perché sono quell’esperienza.

 

IL SUCCESSO

I premi e i riconoscimenti per DeLillo dal 1979 a oggi sono stati innumerevoli. Nel 1985 alla cerimonia dei National Book Award gli è stato chiesto di fare il classico discorso di accettazione, e così DeLillo si è alzato di fronte al pubblico che lo applaudiva e ha detto: “Mi dispiace di non essere riuscito a venire qui stasera, ma vi ringrazio tutti di essere venuti”, ed è tornato a sedersi.

 

UNA CARRELLATA SUI ROMANZI

- Americana (a.k.a. Americana, 1971 - tr. Marco Pensante, Il Saggiatore, 2000; Net, 2003; Einaudi, 2008), storia di un manager televisivo di successo che decide di attraversare in camper l’America e di filmarne non più il sogno americano, ma la sua vera realtà quotidiana;

- End Zone (1972 – mai pubblicato in Italia), una commedia agrodolce sulla guerra nucleare e su una squadra di football universitaria;

- Great Jones Street (a.k.a. Great Jones Street, 1973 - tr. Marco Pensante, Il Saggiatore, 1997; Einaudi, 2009), una satira sul rock e la fama in cui una star tenta invano di fuggire al culto di cui è oggetto;

- La stella di Ratner (a.k.a. Ratner's Star, 1976 - tr. Matteo Colombo, Einaudi, 2011), la storia di un ragazzino di 14 anni che è un genio matematico e va in Asia nel tentativo di decifrare un segnale radio proveniente da una stella aliena;

- Giocatori (a.k.a. Players, 1977 - tr. Maria Teresa Marenco, Pironti, 1993; Einaudi, 2005), che racconta le vicende di una coppia  yuppie e di come il marito finisce per diventare doppio agente tra l’FBI e una cellula terrorista;

- Cane che corre (a.k.a. Running Dog, 1978 - tr. Livia Fascia, Pironti, 1991; tr. Silvia Pareschi, Einaudi, 2006), un thriller che ruota intorno alla ricerca di una ripresa delle prestazioni sessuali di Hitler;

- Amazons (con lo pseudonimo di Cleo Birdwell, scritto con Sue Buck, e di cui ha successivamente chiesto l’eliminazione - 1980), le finte memorie della prima donna a giocare nella squadra nazionale di hockey;

- I nomi (a.k.a. The Names, 1982 - tr. Amalia Pistilli, Pironti, 1990; Einaudi, 2004), un thriller che racconta di un uomo che lavora come analista del rischio per una compagnia assicurativa, di un assassinio rituale e di una setta mediorientale.

- Rumore bianco (a.k.a. White Noise, 1985 - tr. Mario Biondi, Pironti, 1987; Einaudi, 1999), storia del direttore del dipartimento universitario di studi hitleriani e della sua famiglia mentre una nuvola di gas tossico invade la città;

- Libra (a.k.a. Libra, 1988 - tr. Agnese Micheluzzi e Carmen Micillo, Pironti, 1989; tr. Massimo Bocchiola, Einaudi, 2000), che inventa la biografia di Lee Harvey Oswald fino al momento dell’assassinio di John F. Kennedy;

- Mao II (a.k.a. Mao II, 1991 - tr. Delfina Vezzoli, Leonardo, 1992; Einaudi, 2003), storia di uno scrittore recluso e di un mondo di terrorismo e violenza politica, ispirato alle vicende di persecuzione di  Salman Rushdie;

- Pafko at the wall: a novella, 1992 - prologo di Underworld;

- Underworld (Underworld, 1997 - tr. Delfina Vezzoli, Einaudi, 1999), il romanzo che è probabilmente considerato il suo capolavoro assoluto e che racconta 50 anni di storia americana attraverso il passaggio di mano di una palla da baseball.

- Body art (a.k.a. The Body Artist, 2001 - tr. Marisa Caramella, Einaudi, 2001), storia di una donna il cui marito si è suicidato e a cui appare in casa uno sconosciuto incomprensibile e familiare;

- Cosmopolis (a.k.a. Cosmopolis, 2003 - tr. Silvia Pareschi, Einaudi, 2003), che racconta di una singola mattina nella vita di un miliardario bloccato in limousine mentre cerca di attraversare Manhattan e attraversa invece la vita americana e il senso della sua stessa esistenza;

- L'uomo che cade (a.k.a. Falling man, 2007 - tr. Matteo Colombo, Einaudi, 2008), un libro sulle cicatrici dell’attacco terroristico alle torri gemelle;

- Punto omega (a.k.a. Point Omega, 2010) (tr. Federica Aceto, Einaudi, 2010), storia di un giovane cineasta che intervista un consulente del Pentagono e che dà il via a riflessioni esistenziali sul punto omega di trascendenza che unisce l’universo.

 

Per una panorama veloce su DeLillo e le sue opere:

 

A cura di Libridine