Prologo - HorrorVille #1

30 Gennaio 2013

 

Prima di cominciare questo viaggio con Youbookers, occorre a mio avviso contestualizzare il ruolo di questa piccola rubrica che analizzerà in maniera molto superficiale un genere letterario specifico fatto di un’evoluzione molto complessa, di personaggi e storie tormentate.

La letteratura horror è molto sottovalutata nell’italico paese, perché paragonata allo splatter e a film sempre più imbarazzanti che hanno delineato un’idea di genere del tutta sbagliata. Solo il lettore può capire quale sia il potenziale di un romanzo dell’orrore, di un racconto che lo può spingere verso luoghi che altri generi si sognerebbero di raggiungere.

Per farlo e per farvi capire dove vorrei arrivare attraverso questi articoli mensili mi viene spontaneo cominciare con un prologo, una “tappa zero” con la quale buttare giù le prime riflessioni:

"Silenzio… per la strada si sentiva solo il lontano rumore delle auto e il fiato pesante di un uomo impegnato in una corsa alquanto disperata, considerando il fracasso che stava facendo. Se qualcuno l’avesse visto, anche solo per un istante non avrebbe esitato a scommettere che quell’uomo aveva il diavolo in persona alle calcagna. Povero lui!

A un tratto dovette fermarsi, le gambe gli cedevano e non aveva più fiato. La morsa allo stomaco era insopportabile e si ritrovò ad ansimare con le mani appoggiate sulle ginocchia e il volto rivolto verso il cemento duro e freddo… proprio come quella notte. La scena sarebbe potuta sembrare quella di un film: un uomo dal volto disperato, ormai stravolto dal suo ultimo scatto, che cercava di riprendere fiato nel bel mezzo di una strada deserta, illuminato dalla debole luce emanata dai lampioni. “Ma baby, questa è la vita” avrebbe detto uno come Clint Eastwood. E non esiste nessun regista e nessun artifizio che porti la pellicola indietro. Gli sbagli si pagano e tutti lo hanno sempre saputo, tranne Jhonny. Lui l’avrebbe imparato con il tempo…o forse no.

porticihorrovilleEra notte inoltrata e per le persone sane e previdenti la serata era finita, ma Jhonny non si considerava né un tipo sano, né tantomeno un tipo giudizioso e purtroppo per lui, mentre tutti si avviavano verso casa barcollanti vuoi per il sonno o vuoi per l’alcool, la città sotto un certo punto di vista si stava svegliando. Oh che risveglio, una dolce rinascita. Il giovane Jho in quel momento, aveva un unico obbiettivo: riprendersi, capire cosa gli stava succedendo e nonostante lo sconforto e la paura che lo portarono a darsela a gambe, si estraneò dal mondo. Attorno a lui tutto scomparve e cominciò a valutare l’assurdità della situazione…

Ma come poteva essere successo? Cosa diavolo gli era passato per la testa? E soprattutto perché aveva messo le ali al culo ed era scappato come una femminuccia? La sua testa era piena di domande, ma le risposte tardavano a venire siccome la sua mente era paralizzata e non poteva fare a meno di ripensare a quello che aveva visto. Solo una strana sensazione lo riportò alla realtà, al centro di quella strada poco illuminata: la sensazione di essere osservato. Seguì l’istinto e si guardò subito alle spalle. Nessuno. Si girò di scatto verso la sua sinistra. Nessuno. 

<Devo essere impazzito, forse è meglio che me ne torni a casa. Su Jhonny andiamo non è proprio serata.> disse con un tono molto sarcastico. Sapeva che se non avesse sdrammatizzato avrebbe corso il rischio di varcare quella linea di confine che divideva la ragione dalla follia. Meglio non commettere certi errori.

Così passato il brutto momento, si avviò per quella via, in cui il rumore delle sue scarpe che strisciavano contro l’asfalto faceva da colonna sonora al panorama che si presentava ai suoi occhi. Sulla sua sinistra erano situate molte file di colonne che nella luce soffusa eseguivano in maniera impeccabile il loro lavoro di sentinelle. Sono le tre e trentacinque di mattina e sotto i portici è tutto regolare Watson! Non dovrebbero esserci problemi. <Appunto non DOVREBBERO!> esclamò il ragazzo. E quelle furono solo alcune delle tante parole di esasperazione che uscirono dalla bocca di Jho.

Infine sulla sua destra c’era un enorme giardino pieno di ombre create dal riflesso della luna, ma forse era meglio non fermarsi a osservare i particolari, mai fidarsi del buio. <Cammina Jhonny, poche cazzate e cammina.> continuava a ripetere a se stesso.

Da cosa scappa Jhonny?, perché si trova in questa situazione? Ci troviamo di fronte a avvenimenti soprannaturali o si tratta di semplici ansie legate al reale?

Difficile dirlo, io non l’ho ancora scoperto ma vorrei cominciare ad analizzarlo attraverso un’analisi storica e uno studio introspettivo legato agli autori e ai libri che hanno dato una svolta al mio difficile gusto di lettore.

Vi posso assicurare che in questo breve percorso potrete scoprire che nel buio non si celano solo creature strane o situazioni paradossali, figlie di tristi eventi e sconcertanti decisioni.

Il buio può regalarci tanto, puoi essere un punto di riflessione e soprattutto un’appagabile ricchezza. Oro colato dal quale il lettore più vorace si nutrirà avaramente non pensando che questa fonte di nutrimento possa recare la morte.vasohorrorville

Il vaso contenente la deliziosa miscela viene alzato, il suo peso non è indifferente, contiene molte storie, contiene tanta speranza.. Il sapore è divino e solo con il passare dei secondi il lettore si accorge quanto sia difficile accettare il dolore, perire sotto di esso. La morte in fondo e proprio questo, è consapevolezza.

L’immagine non è delle migliori un vaso rotto e un uomo accasciato al suolo oramai abbandonato dalla vita, braccia e bocca dipinte d’oro. Ha un non so che di affascinante e solo un particolare mi lascia basito: il suo luccicante sorriso.