Horror e Paura - HorrorVille #2

26 Febbraio 2013

horrorvilleCosa ci spinge ad aver paura di qualcosa? E perché questo genere il più delle volte viene sottovalutato? Cosa ci spinge ad aver paura di qualcosa? E perché questo genere il più delle volte viene sottovalutato?

Non perdiamo tempo, spostiamo subito l’attenzione su un qualcosa di concreto. Nella scorsa puntata di  HorrorVille (qui il link) si è dato un accenno sulla letteratura dell’orrore e su i suoi possibili contenuti. Oggi invece cercherò con voi, di analizzare in maniera più approfondita questi contenuti, addentrandoci  nei meandri del genere.

Inutile dire che l’horror viene subito individuato per il fattore “paura”, quindi ad esempio, l’affrontare un problema, una persona o una semplice sfida. In qualsiasi tipo di letteratura possiamo sempre trovare una di queste situazioni: dai classici antichi ai più attuali romanzi dei generi più diversi.

Dove voglio arrivare? Semplice, la paura è onnisciente, è presente già dall’antichità in ogni situazione e, nonostante una storia possa non essere classificata come letteratura dell’orrore, avrà sicuramente un’influenza ben camuffata ma non per questo inesistente.

SturmondrunghorrorvilleIl periodo in cui gli scrittori cominciarono ad analizzare nel dettaglio questa strana emozione è il 1700. Siamo in pieno Romanticismo periodo di Sturm und drang e a distanza di anni, un nuovo tipo di romanzo viene alla luce: il romanzo gotico. Trovo sia inutile fare nomi come Bram Stoker e Mary Shelley.. E non da meno sono a mio avviso i discepoli di questa scuola letteraria che solo nella metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, cominciarono a scrivere romanzi e racconti veramente d’effetto. Parlo di due figure alla larga molto tormentate, che si sono sempre contese il titolo di “penna più nera d’America”. Edgar Alla Poe e Lovecraft che nominerò solo a titolo informativo e vi assicuro che verranno ripresi in futuro in quanto sono veri e propri mostri di inventiva.

Più che riportare qui informazioni già presenti su Wikipedia e altri fonti, trovo sia più produttivo tornare al discorso iniziale.

 Poniamoci altri interrogativi:

Cosa ci spinge ad aver paura di qualcosa? E perché questo genere il più delle volte viene sottovalutato?

La paura è un’emozione primaria comune per qualsiasi essere vivente. Di fronte adPoe e Lovecraft horrorvile essa ogni singolo individuo reagisce in modo diverso, e proprio questi comportamenti possono essere approfonditi in un buono scritto attraverso una narrazione fittizia. Io lo trovo molto affascinante: scavare attraverso la finzione nelle paure reali dell’uomo. La funzione può essere anche terapeutica!

“Questo romanzo non mi ha fatto paura!” o la più famosa affermazione “Tutto qui!?!”, vanno a testimoniare proprio questa tesi: dal romanzo gotico al romanzo del XXI secolo si è sempre cercato di dare un impronta introspettiva alla storia in sé. Mi spiegherò meglio.

Vi potrà capitare, se non vi è già capitato di leggere una storie dalle tinte cupe e dalle atmosfere “mamma mi salvi” e non avere nessun tipo di reazione emozionale verso tutti quegli artifizi messi nella narrazione per suscitare una riflessione o semplicemente per far balzare il lettore dalla sedia.

Perché questo succede?

Può succedere perché ogni individuo possieda sue paure e quello che non potrebbe spaventare me lettore potrebbe terrorizzare a morte un terzo soggetto. La paura dei ragni che un individuo può avere, o l’altezza, la solitudine, la paura della scienza o il terrore per Berlusconi. Tutti temi affrontabili in un ipotetico racconto che se indirizzato verso il soggetto giusto potrà creare l’effetto desiderato dall’autore.

Quindi prima di dire se uno scritto sia valido o no, invito i lettori a riflettere sulle tematiche, al posto che continuare ad assillare su come la storia non abbia toccato certe corde. Perché io lo so che gli stessi lettori insoddisfatti a distanza di tempo, si troveranno a leggere nella loro stanzetta un romanzo da due soldi che in maniera inaspettata li porterà a chiudere il libro e guardarsi attorno. Loro non sanno che i pericoli maggiori arrivano dall’alto. Tutta questione di testa.

Per ora voglio lasciarvi così, senza frasi ad effetto. Solo con un ragionamento spontaneo e semplice che spero non sia troppo scontato.

Appuntamento al mese prossimo, cominceremo a parlare di titoli significativi e di autori imprescindibili