I granchi dell'editoria #1 - Se il nuovo Dostoevskij fosse tra di noi...

11 Aprile 2013

Chi di noi non si è lamentato almeno una volta delle politiche di pubblicazione – molto discutibili – delle case editrici? Autori pretenziosi, trame trite, stile piatto, narrazione svogliata, titoli superficiali, zeppi di luoghi comuni...

 

Una nuova rubrica, curata da Ilenia, che tratterà l'argomento "editoria". Buona lettura!

  

 

Chi di noi non si è lamentato almeno una volta delle politiche di pubblicazione – molto discutibili – delle case editrici? Autori pretenziosi, trame trite, stile piatto, narrazione svogliata, titoli superficiali, zeppi di luoghi comuni. Questa è l'immagine che molti lettori hanno della letteratura contemporanea. C'è un fondo di verità ma è davvero possibile ricondurre tutto al deserto culturale?

La risposta è ancora e per fortuna, no.

 

Sarebbe interessante capire quanto i sostenitori del cinismo di cui sopra siano aggiornati sulle novità del mercato. Secondo il mio modesto parere, molto poco. Negli ultimi sei mesi, ho letto ben due autrici emergenti degne di nota (McCleen e Dubois). Quanti di voi disillusi letterati le conoscevano? Quante novità valide passano inosservate sotto i nostri occhi? Le case editrici non rischiano, si decanta. I lettori, invece? Cercate di ricordare l'ultima volta che avete comprato una novità a prezzo pieno. Non vi tedierò dilungandomi sul prezzo dei libri (e sul suo valore proporzionale) oggi. L'ho già fatto qui.Voglio solo fare un'ipotesi. Se Dostoevskij fosse un nostro contemporaneo, riuscirebbe ad emergere in questo mercato, con questi lettori che storcono il naso se un prezzo supera (a volte di poco, a volte di molto) i diciassette euro?

Molti di noi sono scottati da esperienze spiacevoli con novità scadenti, lo so. Incappare in un romanzo-ciofeca è sempre più facile. Alcuni, certo, se le vanno a cercare. Come i cacciatori di titoli abominevoli nei supermarket.

 

La questione è sempre la stessa: colpa delle case editrici che pubblicano spiacevoli sorprese o colpa dei lettori che si nutrono di romanzi innocui e smemorini (un minuto dopo l'intreccio è già volato via)?

 

La mia opinione è che solo noi lettori possiamo riappropriarci di una letteratura sana e ricca. Troppo spesso, a fronte di titoli poco allettanti o di delusioni cocenti, la risposta dei lettori fugaci è stata smettere di comprare. Quale infelice logica! C'è un problema di fondo che consiste nel confondere la distribuzione con la pubblicazione. La pubblicazione di ottimi titoli in Italia è un meccanismo che funziona. Le scelte coraggiose non vanno negate. Altrimenti non ci sarebbero case editrici indipendenti come la minimum fax.

 

La maggior attenzione che si dà a titoli non sempre meritevoli per pure ragioni di marketing, invece (si veda tutta la sponsorizzazione che hanno “fenomeni” come 50 sfumature di grigio o libri vacui come quelli di Volo) è tutta un'altra storia. I due circuiti sono diversi. La letteratura d'autore è inserita in canali di distribuzione limitati, relegati alla libreria, all'inserto culturale, al blogger.

 

Facile invece che la letteratura commerciale s'inserisca in circuiti massificati, popolati anche e soprattutto da non lettori o lettori da ombrellone. Lamentarsi del cattivo cinema quando si va a vedere Fast and Furious è ridicolo. Fare una scelta di qualità non è solo il compito della casa editrice ma del lettore.

Scovate il nuovo Dostoevskij e passate parola.

 

A cura di Ilenia.