Quello che non sai #6 - Anche gli eroi piangono

13 Giugno 2013

ercole al bivio

 

 

 

Li immaginiamo sempre fieri, impavidi e con lo sguardo sicuro rivolto verso il futuro, ma di fronte alla sofferenza, e soprattutto alla solitudine dell’eroe, tendiamo a chiudere gli occhi, perché ad un eroe non dovrebbe esser concesso di essere triste, non gli si dovrebbe permettere di essere vero e così terribilmente umano.

 

In principio era Enea, il victor tristis per eccellenza, colui che diviso fra la ragione collettiva e quella individuale, si trova ad ogni passo, in ogni decisione e in ogni pensiero diviso e in conflitto con sé stesso. Enea non può essere ciò che desidera, non può lasciarsi andare all’ebbrezza dei suoi sentimenti. Deve essere il simbolo, l’eroe della pietas, il padre fondatore di una civiltà. Deve proseguire il suo cammino e  non può voltarsi indietro. 

 Leggendo i versi di Virgilio però io sono sicura che l’avrete visto, anche se solo per un momento, quel velo di malinconia che adombra gli occhi di ha dovuto rinunciare al sé per poter realizzare un progetto decisamente più alto.

 

E che dire, invece, dell’uomo dal multiforme ingegno? Di colui che divorato da un’insaziabile sete di conoscenza, che nell’Inferno dantesco confesserà di aver trasformato il suo errare in errore. 

Un eroe, irrimediabilmente umano, che ha tentato di spingersi oltre i suoi limiti, che ha cercato con ogni modo e mezzo a sua disposizione di arrivare alla “canoscenza” per elevarsi dal suo stato di “bruto”. 

Ma a cosa ha portato tutto questo pellegrinare? Ad una pesante, irrimediabile e silenziosa solitudine. 

 

E che dire di Ercole? L’eroe delle sette fatiche, che nel momento in cui ha dovuto scegliere tra la Voluttà e la Virtù si è fermato al bivio, a pensare, a valutare vantaggi e svantaggi della sua scelta: una strada infatti lo avrebbe portato alla gloria, ma lo avrebbe privato della gioia. L’altra gli avrebbe garantito la beatitudine, ma il suo nome non sarebbe mai corso sulle labbra degli uomini, non sarebbe mai riecheggiato nei fasti della storia

 

Cos’è quindi che non sappiamo degli eroi? Cos’è che dovremmo recuperare? 

Semplicemente la “zona grigia” e  la quotidianità di un eroe costellata dai dubbi che lo assalgono alla vigilia di una battaglia, dal rimorso che lo coglie durante le notti di veglia, dalla malinconica solitudine che lo accompagnano quando il sipario sulle sue imprese è calato. 

 

La voglia di romanticismo, la ricerca ossessiva di buoni, cattivi, eroi e capi espiatori ci ha infatti portato a deumanizzare figure tremendamente insicure, sole e silenziose. 

 

Ci siamo dimenticati della loro quotidianità, dei dubbi e i ripensamenti.

Anche gli eroi infatti hanno bisogno di alzare gli occhi al cielo, sospirare e aggrapparsi fortemente ad un motivo e alla debole speranza, quella per il quale ci si illude e che ci porta a sussurare sottovoce: "ma se prevede così tanta sofferenza il gioco non dovrebbe valere la candela?”.  

 

Alla prossima!
Diana