L'odore dei libri #3 - “Nelle foreste siberiane” VS L’Eau Froide (Serge Lutens)

25 Settembre 2013

odori con riquadro e logo“Perché io appartengo alle foreste e alla solitudine.”

KNUT HAMSUN, Pan

Un esperimento dettato dal senso di appartenenza. Una solitudine durata 6 mesi, dopo una delusione d’amore. La natura come culla dove poter ricucire le proprie ferite, abbandonandosi in essa.

Sylvain Tesson, giornalista, scrittore e grande viaggiatore nel 2010 tenta quest’impresa, vivendo in una capanna nella valle dei Cedri del Nord, in mezzo alla taiga siberiana. Da questa esperienza prenderanno vita le pagine di “Le foreste siberiane”, Sellerio Editore, pg. 251, € 16,00.

Un elenco di cose da portare con sè nei boschi e una cassa piena di libri, compagni fedeli di viaggio. forest

Il percorso inizia nel mese di febbraio: temperature rigide, paesaggio innevato, unica fonte di alimentazione, oltre al tabasco e alla vodka, gli omul’ (pesci tipici della zona), che si procura scavando buche nel ghiaccio.

Silenzio. Bianco. Una forma di eremitaggio primordiale: “La società non ama gli eremiti; non perdona loro quella fuga [...] Ritirarsi significa prendere commiato dai propri simili. L’eremita ignora l’appello della civiltà, ne rappresenta la critica vivente. Svilisce il contratto sociale. Come accettare un uomo che passa il confine e si affida al primo soffio di vento? ”.

In questo libro Tesson, ci insegna cosa vuol dire essere liberi: non possedere il tempo.

A differenza della vita cittadina, dove i minuti, le ore, gli anni sfuggono, nella capanna il tempo si acquieta, si accuccia ai piedi dello stesso, come un vecchio cane obbediente.

Questa sospensione porta a una trasformazione: tutto ciò che circonda Sylvain è divinità poiché fonte di sostentamento, compagnia, contemplazione. Il cuore muta come le stagioni. “Notte insonne. Penso agli animali che in questo momento si aggirano intorno alla capanna o dormono nelle vicinanze. Visoni che nessuno vuole trasformare in pellicce, cervi che nessuno pensa a mettere in terrina, orsi che nessuno si sogna di uccidere per dimostrare la propria virilità.”

Rituali quotidiani. La ricerca della legna, il taglio della stessa nelle ore meno fredde, accendere il fuoco per riscaldare gli ambienti, procacciarsi il cibo e poi lettura. “Un pesce nuota sotto il ghiaccio; un mondo ci divide. Sembra imprigionato, un coperchio impenetrabile lo separa dal cielo: lo spettacolo è straziante”.

Immersi in un paesaggio ghiacciato, ricordiamo come l’aria penetra nelle nostre narici e viene immediatamente riscaldata dal nostro corpo.

Ecco che la fragranza l’Eau Froide di Serge Lutens, procura la stessa sensazione: un incenso somalo, dalle tonalità balsamiche, apre il nostro respiro appena nebulizzato nell’aria, ma immediatamente avvolge con calore la nostra pelle. Ci sentiamo protetti da un leggero strano di pellicola odorosa.

Se chiudiamo gli occhi, ci ritroviamo proprio lì, dove Tesson decide di guarire.

Nulla ha più importanza, il superfluo è a migliaia di chilometri, ciò che è necessario e urgente, ce lo offre la natura. Basta guardarla, annusarla, accarezzarla. Iniziare a danzare con lei. Ed è subito festa.

PS: una piccola curiosità sulla biblioteca della taiga? Vi elenco alcuni titoli da lui proposti:

L’amante di Lady Chatterley” di D.H. Lawrence

Un taxi color malva” di Michel Déon

La caduta” di Albert Camus

Le fantasticherie del passeggiatore solitario” di Jean-Jacques Rousseau

Storia della mia vita” di Giacomo Casanova

Luna di sangue” di James Ellroy

De rerum natura” di Lucrezio

Il mondo come volontà e rappresentazione” di Arthur Schopenhauer

Buona lettura e buona degustazione olfattiva !