"Nell'erba alta" di Stephen King & Joe Hill

19 Dicembre 2013

NellerbaaltaTitolo: Nell'erba alta

Autore: Stephen King & Joe Hill

Formato: e-book

Casa editrice: Sperling & Kupfer

Pagine: 43

Prezzo: Euro 4,99

Coppia Stephen King/Joe Hill. Padre e figlio. Il presente, il passato e il futuro della letteratura dell’orrore. Due autori che personalmente ho imparato ad amare nel corso degli anni. Inutile quindi dire quanto fossi contento di poter leggere un altro racconto scritto a quattro mani dopo il precedente “Road Rage” scritto in omaggio a quel mostro di Richard Matheson.

Un grazie va quindi alla Sperling per la traduzione, un non-grazie va sempre a loro per il prezzo di  4,99 € al quale viene venduto il tutto. Lo dico perchè l’ebook in lingua costa 1,49. Capisco i diritti, il lavoro di traduzione, l’IVA ma quando il prezzo si triplica divento un po’ irascibile. 5 euro per 43 pagine... Scusatemi, andiamo avanti.

Coppie di persone che vengono dallo stesso contesto familiare, proprio come Cal è Becky, in questo caso fratello e sorella uniti da un rapporto particolare, viscerale, spontaneo. I due intraprenderanno un viaggio fatto con l’intento di aiutare BeckyStephenking JoeHill Road Rage nel suo percorso di gravidanza che necessiterà di visite e decisioni da prendere ergo ci troveremo in una vecchia Mazda diretti verso l’ospedale della ridente città americana X, a percorrere una delle tante diramazioni della Route numerofittizio che King ci ha fatto esplorare ed amare in tantissimi dei suoi lavori.

Durante il viaggio i due percorreranno queste stradine isolate e proprio in una di esse sentiranno urlare la voce di un bambino in cerca di aiuto. I due sono increduli, la voce viene dall’erba che costeggia la strada. L’erba è molto alta e i due ragazzi cercheranno di tirare il ragazzino fuori da guai, non sapendo che proprio in quel momento stanno iniziando i loro.

Un racconto molto vicino a Lovecraft, un racconto che quasi fa l’eco alle sue ambientazioni più oscure, un racconto che come sempre è scritto alla King maniera e tiene incollati alle pagine, un racconto che per la prima volta, contro il mio volere ho dovuto pienamente bocciare.

Sono sempre stato convinto che il racconto debba avere delle caratteristiche ben precise:

1) un racconto prima di tutto deve sapere intrattenere e “Nell’erba alta” riesce tranquillamente, in maniera spontanea in questo.

2) il racconto deve essere scritto in maniera scorrevole, magistrale e anche in questo caso vuoi per la Hill/King scrittura o per la buona traduzione di Giovanni Arduino, che riesce a cavarsela anche tra i numerosi richiami ad altre opere e contesti diversi (come ad esempio The Walking Dead di cui King senior è un Fan-boy), e i famosi slang americani che sono forse le parti più difficili da affrontare nel processo di traduzione, è riuscito ad adempiere e soddisfare il mio gusto.

3) ogni  racconto DEVE  e qui sottolineo DEVE,avere una forte tematica di base e questa la considero la parte più importante. E qui arrivano i problemi.

Leggere queste quarantatre pagine è stato leggere il nulla. È stato guardare un vecchio film anni 80/90. Un film che ti sa tenere compagnia, ti lascia con il fiato sospeso perché scritto da due persone che hanno già dimostrato di non essere impreparate sul tema scrittura e intrattenimento e che poi si conclude con il solito cliché che è seguito da fiumi di colorite imprecazioni.

E’ in tutto questo che le tematiche diventano marginali perché è la storia che conduce il gioco. Questo non è un male anzi, il potenziale della storia deve svolgere il lavoro sporco, deve incollare il lettore al libro, ma senza l’apparato tematico per mio gusto personale qualsiasi tipo di racconto è come già detto il nulla.

Stephenking JoeHillPollice su per il rapporto fraterno, per le scene splatter e per il mistero che NON viene risolto (che è terribilmente affascinante e potrebbe aprire un'altra gigantesca parentesi che mi è molto cara. Anzi fammela aprire: [SPOILERIl fatto che i due mattacchioni non diano risposte per quanto riguarda la pietra e i suoi omini danzanti, lo considerate un problema? Io no. Mi fanno impazzire queste omissioni che poi per ricollegarsi sono anche tipiche di Lovecraft--SPOILER]).

Ma tutto questo non basta per basarsi su una tematica importante. Il racconto non ha per me “mordente” (questa la capisce solo chi ha letto il racconto. Ah ah). Punto.

Ne ho letti di peggiori sia chiaro, ma il mio spirito critico mi sussurra che avrei potuto giustificare un racconto del genere solo se fosse stato contenuto nella raccolta giovanile di King “A volte ritornano”. Mi ha ricordato un po’ “I figli del grano”. A voi no?

Ciò non toglie che coloro non legati al discorso tematico come me potrebbero anche apprezzare molto questa short story. Io purtroppo conoscendo le potenzialità dei due autori del Maine, se permettete alzo la mano è urlo con la stessa intonazione del bambino perso nell’erba alta: NON MI ACCONTENTO.

Apprezzo comunque l’intenzione di prendere e rispolverare qualcosa di retrò. E’ un po’ come salire in soffitta e andare a riprendere i vecchi Lp dei KISS. Li spolveri e li metti sul giradischi per ricordarti  dopo due note che suonano dannatamente bene, danno sempre una certa soddisfazione. Ma quelle canzoni tu già le conosci a memoria e ad ascolto concluso ti rimane un senso nostalgico. Un senso di passato. Di vecchio.

Il pippone kinghiano è stato già ampiamente fatto, quindi tocca a quello hilliano dal quale mi aspettavo tanto. Il mio fedele Giovanni Collina che mi fece impazzire con la sua raccolta di racconti “Ghosts” (qui la recensione). Un piccolo capolavoro che speravo condividesse qualcosa con questa collaborazione. Morale della favola? Anche i migliori sbagliano. Cosa ne pensate? Lo avete letto?

Visto che di racconti si parla vi lascio anche questo video, siccome mi chiedono spesso in quali raccolte/antologie trovare tutte quelle short story di nicchia. Spero vi sia di aiuto!

Dimenticavo! Sapete quando esce il nuovo album dei KISS?