Marzo 2011, Fukushima: letture per non dimenticare - Letture d'Oriente #6

10 Marzo 2014

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Terremoto. Da sempre nella storia e nella letteratura giapponese, questa parola è presente in diversi nomi ed in diverse forme. Causa di disastri più o meno gravi che, in base alla loro “fama”, si sono tramandati di generazioni fino a giungere a noi.

Ne parla Kamo no Chōmei nel suo “Ricordi di un eremo” (Hōjōki, letteratura classica), il Terremoto del Kantō del 1923, uno dei più disastrosi che la storia ricordi; ma quello di cui vorrei parlarvi oggi è ancora più recente, mi sto riferendo al terribile terremoto che l’11 Marzo 2011, dopo aver dato vita ad un’onda di oltre 10 metri, ha colpito la costa del Giappone Orientale, precisamente le Regione del Tōhoku.

"Cosa c'entra tutto questo con la letteratura?", vi starete sicuramente domandando. Molto semplice: oggi, a tre anni da questo tragico avvenimento, è mia intenzione consigliarvi due letture riguardanti questa giornata.

La prima, uscita in Italia nel Marzo del 2013 sotto la casa editrice Atmosphere al prezzo di € 15.00, è “Scrivere per Fukushima”, titolo originale Shinsai to fikushon no “kyori” [Raptured Fiction(s) of the Earthquake], pubblicata in Giappone da Waseda Bungaku nel 2012 e tradotta in italiano da una serie di nomi molto rinomati in campo di traduzione giapponese (Luisa Bienati, Luca Capponcelli, Tiziana Carpi, Gianluca Coci, Emanuela Costa, Gala Maria Follaco, Chiara Ghidini, Matilde Mastrangelo, Andrea Maurizi, Maria Teresa Orsi, Antonietta Pastore, Tommaso Pincio, Sagiyama, Ikuko, Paola Scrolavezza, Laura Testaverde).

terremotiPossiamo dividere il libro in due parti: una prima totalmente dedicata a quelli che sono i racconti che, in tre massimo dieci pagine circa (quello più lungo), ci narrano dettagliatamente o, ancora meglio (sono quelli che mi hanno maggiormente colpita), metaforicamente quella che fu la forte scossa ed il conseguente tsunami che si è portata “per mano”, provata in prima persona dai vari protagonisti o semplicemente per sentito dire da terzi.

La seconda parte, invece, è dedicata a brevi saggi ed interviste a più voci che alcuni degli autori hanno redatto per il Waseda Bungaku. Al loro interno troviamo non solo discorsi riguardanti l’11 Marzo 2011, ma anche chiari rifermenti all’altro terremoto/catastrofe che devastò le terre del Giappone (il Terremoto del Kantō del 1923); in particolare ci viene presentato quanto questo fenomeno abbia influito nella produzione letteraria di due importanti figure di quell’epoca: Kawabata Yasunari e Yokomitsu Riichi.

 Da quello che si può evincere dall’introduzione redatta da Gianluca Coci, il dramma del post-11/13 ha dato vita ad un vero e proprio genere letterario che riporta alla memoria alla “Genbaku Bungaku” (letteratura della bomba atomica), il genere letterario nato da quel bisogno di raccontare per “liberare l’animo” con un’unica differenza: in questo caso ci troviamo davanti ad un “fenomeno di massa” che ha preso il sopravvento all’interno non solo della letteratura, ma anche del cinema, per le strade attraverso manifestazioni contro il nucleare, nel mondo manga; e proprio da quest’ultimo genere letterario proviene il secondo titolo che vado a proporvi.

Molte sono le opere ancora inedite in Italia (e la mia speranza che prima o poi qualche casa editrice le porti anche da noi è particolarmente alta), quindi non mi soffermerò nel citarvele. Il mio obiettivo è portare la vostra attenzione su un titolo uscito lo scorso anno per conto di Planet Manga, sto parlando di “Giappone due anni dopo”.  Non spenderò altre futili parole in merito in quanto ne parlai su Youtube, vi lascio quindi al video che pubblicai.

Sicuramente questi due testi lasciano davvero tanto e come dice Ichikawa Makoto nella prefazione di “Scrivere per Fukushima”:

<<Da sempre, una delle funzioni della letteratura è permettere di descrivere fatti che agli occhi del prossimo possono sembrare estremamente irrilevanti e personali (compresa la morte di ciascuno di noi), senza operare alcun confronto con la realtà degli avvenimenti universali. Ecco che, di fronte a un grande “evento”, ogni nostro sforzo sarà indubbiamente accompagnato da molta esitazione e da innumerevoli difficoltà, soprattutto se il modo di porsi non poggerà su una valida ponderazione. In ogni caso, il rapportarsi con un grande “evento” ci lascerà sempre perplessi, in quanto mai e poi mai avremo la certezza che il nostro approccio era corretto.

 

Una sola cosa è indubitabile: la nostra immaginazione (non semplicemente quella letteraria, ma anche quella scientifica e sociale, senza naturalmente escludere quella personale) è l’unico strumento certamente adatto per affrontare il futuro ancora da venire, un mezzo per esprimere il cordoglio nei confronti di un possibile futuro che purtroppo è già diventato passato, e infine un metodo per riflettere sul presente sospeso tra i due tempi.>>

 

PER ENTRAMBE LE OPERE UNA PERCENTUALE DEI PROVENTI SARANNO DEVOLUTI ALLA CROCE ROSSA GIAPPONESE.