La Terra del Sacerdote di Paolo Piccirillo

18 Maggio 2014

Piccirillo 2Titolo: La Terra del Sacerdote

Autore: Paolo Piccirillo

Casa Editrice: Neri Pozza

Pagine: 232

Prezzo: 16,50€

L’uomo  ha in mano un secchio di cemento fresco. Ha smesso di lavorare e sta cercando di ricordarsi quella sensazione, sua moglie, la frase “sono incinta”.  Quando il caldo bollente lo avviluppa dentro, l’uomo chiude gli occhi e si rovescia il cemento in gola. Cementifica l’amore che ha nel petto e nella pancia, e aspetta che dentro diventi casa.

Terra e cemento. Nel cemento, il più delle volte, crescono per un processo di sopravvivenza naturale le radici. Radici nel cemento.

Estensioni dell’albero che possono  essere la metafora di un percorso, di una o più decisioni della nostra vita. Le radici sono parte di noi. Sono forti, singolari e come l’albero crescono a prescindere dai luoghi e dalla nostra volontà. Credo che la definizione sia una:  violenza della natura.

La terra del Sacerdote. Una terra poco fertile di discrete dimensioni situata in Molise (che non è l’unico sfondo di ambientazione di tutta quanta la vicenda). La Terra di Agapito. Il suo casolare. Lo stesso nel quale troverà una nuova dimora Flori,  una giovane clandestina ucraina fuggita dalla gabbia in cui l’hanno messa i suoi padroni. Trafficanti di bambini. Spostamenti di gabbie. Gabbie dell’essere. Gabbie quasi naturali.

Non ci può essere terra a dividere altra terra, sarebbe comunque terra. Perciò la donna non sa se è libera o è ancora in gabbia.

Molti sono i personaggi che prenderanno le redini del romanzo. Molte saranno le parole dette. Parole di lingue e dialetti diversi. Italiano, tedesco, napoletano e molisano. Sfumature di una comunicazione diretta fatta di questi personaggi grotteschi e terribilmente veri.

Il passato, il presente e il sogno di ogni singolo individuo. Anche quelli più marginali. Le lotte materiali e non.

Legno che scricchiola.

Il romanzo è un incrocio di temi sorretti dallo stile di Piccirillo (classe 87) che non ha nulla da invidiare a moltissimi autori contemporanei con molta più esperienza di lui. Il parallelismo con alcune penne americane è lampante ed uno dei punti di forza dell’intero romanzo.

La metafora e l’uso di immagini indelebili sono il suo biglietto da visita.Piccirillo 1

Volti e situazioni corali che troveranno dopo vari flashback un epilogo simultaneo, fatto di scelte troppo a lungo represse.

L’approccio al romanzo sarà dei più rosei. Infatti, oltre a questo stile veramente accattivante troveremo una trama che nonostante una particolare linearità risulterà terribilmente affascinante e innovativa, e sarà condivisa da personaggi che per le loro bizzarre e originali peculiarità saranno difficili da dimenticare.

Stile e originalità.

Radici che crescono.

La terra del Sacerdote è stato una scoperta. E’ stato guardare storie che apparentemente non mi appartenevano e che poi mi hanno portato verso una profonda discussione personale. Mi lascia una sensazione nera. Calore.

Un romanzo che è calore nero. Un romanzo che è cemento fresco. Un romanzo per il quale ci vorrà del tempo. Dovrà essere assorbito. Voglio cementificarlo.

Non è un urlo continuo. Ogni tanto si ferma, come se le corde vocali dovessero ricompattarsi perché ci sono delle unghie affilate che graffiano, ma loro resistono, si fermano, riprendono le forze e tornano a vibrare; acuti che toccano la luna.

A prescindere dal Premio Strega al quale è candidato, chapeau.

Qui la Video-recensione di NonRiescoASaziarmiDiLibri:

 

Buona Visione!