Effie Gray - Storia di un scandalo, di Suzanne Fagance Cooper

Nell'epoca vittoriana l'arte era una faccenda seria

27 Luglio 2015

Titolo: Effie Gray - Storia di uno scandalo
Autore: Suzanne Fagance Cooper
Editore: Neri Pozza
Pagine: 368
Prezzo: € 17.50

 

Trama: È una fredda giornata di aprile del 1854 alla stazione King’s Cross di Londra. Effie Gray ha appena salutato il marito John Ruskin, il celebre critico d’arte, e ha preso posto sul treno diretto in Scozia,  a Bowerswell, la casa dei suoi.

Non appena il treno abbandona la stazione di King’s Cross, davanti agli occhi sgranati di Sophy, la sorellina di dieci anni, Effie si toglie i guanti, si sfila la fede nuziale e la mette in una busta indirizzata alla suocera, insieme con le chiavi di casa e il libretto contabile. Dieci minuti più tardi, alla stazione di Hitchin,  porge la busta al padre in attesa sulla banchina. Dentro la busta non vi è soltanto la fede, ma anche alcuni biglietti indirizzati agli amici, brevi righe che annunciano la decisione che desterà scandalo e scalpore nella buona società londinese: la separazione di Effie Gray da John Ruskin, un gesto rovinoso per la reputazione di un uomo al culmine della sua fama.
John Ruskin non è, infatti, un critico d’arte qualsiasi. Dall’estate del 1843, quando è uscito il suo tributo a Turner in Pittori moderni, è diventato il critico d’arte per eccellenza, un uomo amato e ammirato nei salotti letterari londinesi. Dopo averlo letto, Charlotte Brontë ha esclamato: «È come se finora avessi camminato bendata: questo libro mi ha restituito la vista!» Ispirato, brillante, Ruskin è invitato ai ricevimenti più esclusivi, dove è corteggiato dalle donne più avvenenti e adulato dagli uomini più in vista.
La sola idea che qualcuno possa scappare da lui sgomenta. Figuriamoci il doloroso segreto che Effie Gray si appresta a svelare al mondo: che John Ruskin, cioè, l’astro nascente della Londra vittoriana, non ha mai consumato il suo matrimonio!
Effie, così elegante, brillante e aggraziata, così giovane ancora coi suoi venticinque anni, avrebbe probabilmente tenuta nascosta a lungo la sua vergogna, se non si fosse innamorata del talento più precoce degli artisti ribelli della Confraternita dei preraffaelliti protetti da  Ruskin: John Everett Millais, pittore giovane e bello che l’ha ritratta numerose volte quando è andato a vivere con lei e John nel cottage nei pressi di Glenfinlas.
Racconto di una donna che divenne l’eroina di una grande storia d’amore, di un genio malato e di un pittore affascinante e ribelle, Effie narra di uno dei più grandi scandali e triangoli d’amore del mondo dell’arte, oltre a illuminare impeccabilmente pregiudizi, segreti e passioni della Londra vittoriana.

 

 

Effie e i suoi contemporanei percepivano il fermento della modernità.
Pittura.
Architettura.
Cultura, in ogni sua forma.
Ecco ciò che caratterizza il “romanzo” di Suzanne Fagance Cooper.
Ogni pagina, ogni riga, persino ogni parola, è intrisa d'arte, di colore, di raffinatezza.
Perché tra virgolette la parola romanzo?
Perché lo è e non lo è.
La Cooper traccia la storia accattivante e angosciante di Effie Gray partendo da scambi epistolari, trasformando una biografia più classica, in una storia narrata quasi in prima persona dai vari protagonisti che compongono la vicenda.
Effie Gray è una donna forte, determinata e tragicamente sfortunata.
Nasce in un' Inghilterra vittoriana estremamente legata alle tradizioni, poco capace di accettare una giovane con così tanta iniziativa personale. Perché sì che Londra si sta risvegliando, ma non basta. Non per la Gray almeno.
Effie, Euphemia, nasce e cresce in una famiglia numerosa amorevole e affettuosa, circondata da sorelle e fratelli innumerevoli. Se poi contiamo anche i vari Gray morti in fasce, il numero sale considerevolmente. Famiglia che la appoggia (e a cui lei si poggia molto) per tutta la vita, sostenendola in ogni scelta fatta, convenzionale o meno.
Perche Euphemia non sarebbe diventata così nota se non avesse fatto una scelta importante, forte, determinante per sé e per chi le stava incontro.: lasciare il marito, senza tante cerimonie e poi chiedere, addirittura, l'annullamento del matrimonio.
Siamo a metà dell'800, un gesto come questo era visto come estremo, inopportuno, vergognoso.
Già il fatto che fosse una dona a prendere una decisione simile faceva pensare, se poi, ella, nota al grande pubblico per la fama del marito, arrivava anche ad una drastica soluzione come quella sopracitata, lo scandalo era inevitabile.
Effie scappa da casa del suo primo marito, John Ruskin, con il terrore negli occhi.
Non che fosse un uomo violento, o almeno non fisicamente.
Ruskin, critico d'arte e autore di innumerevoli tomi sull'architettura, è un uomo egocentrico, perbenista, timorato di dio e morbosamente legato ai genitori. Affascinato dalla giovane figura della protagonista, ci accorgiamo che si stufa presto della sua anima poco stabile, emotiva, interessante e creativa.
In vari estratti notiamo come la ritenga poco adatta alla vita solitaria e silenziosa che invece amava tanto lui.
Il rapporto di John con i suoi genitori rasentava la claustrofobia, e non avrebbe mai potuto sposare una donna che fosse gelosa dell'influenza che sua madre aveva su di lui.
 
Ruskin è ben poco piacevole. Ogni volta che il suo viso compare nella storia, il lettore non può esimersi dall'arricciare il naso infastidito da questa presenza poco consona, soprattutto rispetto alla protagonista, decisamente più svampita ma estremamente amabile.
Euphemia è dolce, cagionevole, insonne ma apprezzabile, molto.
Ma in questa storia, come in ogni “favola” d'altronde, c'è anche un principe azzurro, o almeno celeste.
John Everett Millais, pittore preraffaellita, osannato dallo stesso Ruskin, di un anno più giovane rispetto alla Gray, che la prende come musa per molti suoi quadri.
Everett si innamora follemente della bella Effie, dipingendola cercandola, sfiorandola con lo sguardo e con il pennello intinto nel colore, senza mai avvicinarsi troppo.
Lei è sposata, Ruskin è il suo protettore e più grande fan, sarebbe un suicidio anche solo esagerare nell'attenzione.
Eppure il matrimonio apparentemente perfetto dei Ruskin nasconde delle crepe. E che crepe.
Everett è il primo a cui, finalmente, Effie confida l'amara verità. Lo fa con paura e stanchezza, voglia di cambiamento ma timidezza.
Un matrimonio non consumato, è una delle cose peggiori per una donna come lei, tanto più se teniamo in considerazione il suo grande desiderio materno.
Notiamo, nei vari capitoli che percorrono la vita della Gray, diversi comportamenti da parte del primo marito che sono, quanto meno, sospetti. John la lascia spesso sola, quasi la “lancia” tra le bracci di altri uomini.
Perché?
Ma non è ovvio? E' palese che lui voglia “liberarsi” di quella moglie che non lo soddisfa, che è troppo indipendente, troppo sociale e socializzante, quale miglior modo se non accusarla di adulterio?
Eppure la nostra eroina non si fa abbattere, anzi. Non vede neanche l'atteggiamento calcolatore del marito, lo difende a spada tratta, fino a quando non regge più.
Effie è, chiaramente, un soggetto da depressione. Più volte rischia di finire in quel buco nero e viene tirata fuori più o meno facilmente, dalla sua amata famiglia d'origine.
Quando la donna dice basta e lascia il marito, Londra implode in pettegolezzi piccanti.
Nonostante l'umiliazione, la vergogna e l'imbarazzo, Euphemia dimostra la sua verginità (nonostante i sei anni di matrimonio) e la Chiesa annulla quella farsa di matrimonio.
E poi?
Poi inizia l'altalena.
Everett, ancora innamorato di lei le si avvicina, lei si allontana, lei si avvicina e lui si allontana. Il motivo è relativamente semplice: cosa dirà la buona società se dopo poche settimane dall'annullamento del primo matrimonio, la Gray prendesse giù un nuovo cognome?
Così passano i mesi, abbastanza per far placare un po' le acque (forse) ma no troppi per far stancare i due innamorati.
Finalmente, con un sospiro di sollievo, i nostri due piccioncini convolano a nozze, pieni di felicità e amore.
E, in effetti, sono proprio belli insieme.
"Sapere di essere così amata mi ha fatto quasi piangere di gioia"
 
Ma questa non è una favola, quindi non può sempre andare tutto bene.
Prima il parto di un bambino nato morto, poi la malattia di uno dei figli maschi, per continuare con lo stress dato dal lavoro di Everett, la poca certezza economica fino alla svolta artistica dell'autore, portano i coniugi Millais a non essere sempre e per sempre felici e contenti.
Everett, appunto, è un artista, poco stabile, a volte lunatico, con atteggiamenti poco pratici e sicuramente inadatti alla gestione domestica. Effie, d'altro canto, è perfetta nel ruolo di pubbliche relazioni, ma pecca un po' sull'essere madre di giovani fanciulle con cui, non si capisce bene il motivo, ha quasi timore ad instaurare un legame profondo.
I personaggi che passano in questo volume, sono diversi, più o meno importanti, più o meno intensi.
Un posto d'onore, però, lo voglio regalare ai genitori di Effie. George e Sophia sono due figure incredibili. Innamorati tra loro e dei loro figli, dalla forza straordinaria e dall'intelletto fino. Non si sono lasciati abbattere dalle tante avversità che li hanno visti protagonisti o comparse, hanno dato prova di coraggio, sensibilità, intelligenza e grande immenso cuore.
Se Effie Gray è riuscita a fare, almeno un po', la storia, lo dobbiamo a loro e al loro splendido lavoro genitoriale.
La storia percorre tutta la vita di questa donna, fino ad arrivare alla sua morte di tumore, un anno dopo quella del marito, accompagnandoci in un viaggio nella Londra della seconda metà dell'800.
 
Ho avuto necessità di eseguire una lettura lenta, calibrata, calma.
Non potevo rischiare di perdermi le splendide spiegazioni dei quadri e delle opera di Millais e dei suoi colleghi preraffaelliti. Avevo il libro in mano e il computer a portata per ricercare le immagini delle rappresentazioni citate.
La Cooper ci regala un viaggio estatico, non facile, per nulla lineare, nella mente di una donna combattuta in un mondo che si sta rinnovando. Un percorso tra alti e bassi, andate e ritorni a volte incomprensibili, a volte insensibili.
 
Effie Gray è una figura curiosa, eccentrica, particolare e ricercata. Una donna che ha cambiato se stessa e ciò che gli stava intorno, che ha lottato per l'amore (in qualunque forma) e per la bellezza (artistica).
 
Il libro è piacevole, non sempre scorrevole, ma non per questo noioso.
Un piacere per il cuore e per gli occhi, un lavoro intenso per il cervello e la memoria.


Nel 2014 è uscito un film ispirato alla storia di Effie Gray, con la regia di Richard Laxton, prodotto dalla Sovereign Film, con Dakota Fanning ed Emma Thompson.
Qui potete vedere il trailer.