La strategia del Tango, di Paolo Restuccia/ Intervista

Un libro in 3D/ Tre domande all'autore

15 Gennaio 2016

Intrighi, amore e tango in un giallo italiano che non si dimentica.

Come di consuetudine, iniziamo questa intervista per un Libro in 3D a partire dal titolo. La strategia del tango. Titolo accattivante, ce ne parla?
La strategia è la base della formazione militaresca, il tango è la musica amata dal protagonista che è un alpino, quindi la spiegazione potrebbe essere semplice. Si tratta di due opposti che si possono combinare solo in un personaggio diviso a metà tra l'orrore della guerra e l'arte. In effetti, però, ci sono anche altri significati. Uno l'ho trovato mentre scrivevo il romanzo nelle parole di un politico dell'Afghanistan che rimproverava l'Occidente di "portare la democrazia" nel suo paese con la strategia del tango, un passo avanti e tre indietro. Il mio personaggio è un soldato che fa le missioni di guerra, quindi l'ho trovata una frase molto significativa. Ma un passo avanti e tre indietro sembra una definizione perfetta su come si cerca la verità sui crimini, non solo nei romanzi ma anche attraverso la giustizia, almeno in Italia. Spesso tra inchieste, "processi" compiuti sui giornali, condanne in primo grado e assoluzioni in appello e viceversa, sembra che siamo sempre sul punto di scoprire qualcosa che poi non scopriamo mai. Nei gialli, l'unica consolazione per il lettore è che in genere l'assassino alla fine viene smascherato, anche se in alcuni romanzi noir non c'è nemmeno questa soddisfazione. Inoltre proprio perché si parla di politica e crimini mi piaceva che risuonasse un'eco dell'opera di Leonardo Sciascia che si occupò a lungo della cosiddetta strategia della tensione.

Il protagonista del suo romanzo, Ettore Galimberti, è un soldato, un alpino. Un soldato tuttavia atipico, che ama il tango. Ci racconta da dove proviene l’ispirazione di questo personaggio?
Cercavo qualcuno che venisse coinvolto a sua insaputa in un intrigo non da poco. Però doveva essere davvero a sua insaputa, non come avviene a quei personaggi che fingono di non accorgersi di ciò che accade per guadagnarci. Non cercavo un furbo, ma qualcuno che fosse un po' ingenuo. Anzi qualcuno che rappresentasse l'ingenuità sana che resta ancora nelle persone non corrotte, volevo un incorruttibile per carattere, non un eroe ma uno che potesse rimanere onesto. Volevo la parte migliore di me. E mi è venuto in mente, proprio letteralmente all'improvviso, un alpino. Gli alpini sono dei soldati veri, hanno fatto e fanno sacrifici terribili con moltissimi caduti e sicuramente anche molti soldati nemici uccisi, eppure sono anche delle figure simpatiche a tutti, forse per via della penna, forse perché sono dei montanari. In più il mio era pure ballerino. Credevo fosse una stravaganza ma poi frequentando alcuni militari italiani, anche alcuni alpini in effetti, ho scoperto che ce n'era più d'uno che ballava il tango, altri che facevano teatro, poeti dilettanti, musicisti, insomma uomini divisi tra l'obbedienza tipica del militare e il desiderio di essere qualcosa di diverso. Quindi ho lasciato che l'alpino Ettore Galimberti mi prendesse la mano e mi conducesse nella sua storia.

Intorno all’omicidio di Angelo Strega, che si apprende fin dalla prima pagina, si snoda una storia complessa, fatta di corruzione, malaffare,  personaggi senza scrupoli che scalano la scena politica. C’è poi la storia d’amore tra Ettore – l’Alpino – e Giulia, una graffitara ribelle. E infine c’è la poesia struggente del tango. Sbaglio nel dire che definire La strategia del tango un romanzo giallo è riduttivo?
All'inizio c'è un delitto poi c'è un'indagine, credo che sia per questo che chi l'ha letto l'ha definito un giallo, del resto per me la qualità letteraria non dipende dal genere, ma dalla scrittura e dalla qualità e profondità del testo. Comunque io ho letto moltissimi romanzi di Simenon, di Chandler, di Agatha Christie, di Dürrenmatt e in Italia di Carofiglio, De Cataldo, Scerbanenco o Lucarelli, ed altri... Andrea Carraro che l'ha proposto all'editore Gaffi lo ha definito un giallo atipico, io volevo scrivere una storia di morte e potere, di amore e passione, di senso del dovere e libertà creativa, di criminalità e malaffare. Se avessi scritto una storia con questi contenuti nel cinquecento sarebbe stata una tragedia alla Shakespeare, oggi viene letta come un noir. Io ho citato esplicitamente Amleto in un punto del testo (l'idea del tempo "scardinato") e nel romanzo ha uno spazio quasi simbolico un dipinto, il ritratto di Enrico VIII di Holbein. Le verità è che ero interessato soprattutto alla storia di un uomo innamorato di una ragazza. Un critico, Filippo La Porta, ha detto che era la più bella storia d'amore degli ultimi anni. Una bella soddisfazione, no?

Il Romanzo
"Questo esordio narrativo di Paolo Restuccia, "La strategia del tango", è un giallo atipico di ambientazione militare nel quale un colonnello degli Alpini, Ettore, si trova a ficcare il naso su un intrico di corruzione e criminalità con scabrosi addentellati nel mondo della politica romana. Ettore è ben lungi dall'essere un puro, è piuttosto un cinquantenne disincantato e vagamente disgustato da se stesso e dal mondo, appassionato di danza, che condisce i suoi ragionamenti con motti improntati al sarcasmo e al paradosso, declinati nei vari dialetti italici origliati nelle tante caserme della penisola che ha frequentato. Semifallito nella carriera militare, innamorato di una ragazza di 23 anni che rappresenta in qualche modo la sua (illusoria) utopia di purezza e di riscatto, l'alpino (così viene ironicamente chiamato per tutto il libro) registra la mortifera e bruta realtà che lo circonda con una lucida spietatezza che a momenti sfocia in esplosioni di amara e grottesca comicità". (dalla Prefazione di Andrea Carraro)

L’autore
Paolo Restuccia è stato il conduttore delle trasmissioni di Radio Rai 3131 e Permesso di soggiorno ed è il regista del Ruggito del Coniglio. È uno dei responsabili dalla Scuola di scrittura Omero. Ha scritto la voce Generi e linguaggi radiofonici in La comunicazione (Elledici, Rai-Eri, 2002) e tradotto Story di Robert McKee (Omero, 2010) e Guida di Snoopy alla vita dello scrittore di Barnaby Conrad e Monte Schulz (Omero, 2012)

La mia lettura
Un passo avanti e tre indietro: è la vita da adulti, una volta crollate le illusioni, quando manca qualcosa che non abbiamo più il tempo di recuperare e il timore di sbagliare è maggiore. 
Un passo avanti e tre indietro: è la storia recente di questo paese che non ha mai davvero compiuto lo sforzo di emanciparsi dalla corruzione e dal malaffare che l’hanno guidato e lo guidano ancora.
Un passo avanti e tre indietro: é, infine, il tango, ballo passionale per eccellenza, afferri la partner per la vita, la avvolgi, la fissi negli occhi, diventi una sola cosa e poi via. Un passo avanti e tre indietro. Il ritmo è struggente, incalza, e intorno non c’è più niente.
Quando ho inviato la bozza delle domande all’autore per questa intervista ho commesso un errore. In una domanda ho scritto La solitudine del tango anziché La strategia del tango. Credo fosse un lapsus: ho sentito la solitudine di Ettore Galimberti – il protagonista del romanzo –  solo nel suo ballo mentre nel corso degli eventi matura la testardaggine di inseguire la verità sull’omicidio di Angelo Strega, nonostante vorrebbe occuparsi soltanto del suo giovane amore, di Giulia, così diversa. Lui in uniforme da Alpino ha cinquanta anni, lei una graffitara arrabbiata con il sistema che ne ha ventitré. La ama, la perde, la ritrova, la perde nuovamente: un passo avanti e tre indietro.
Si legge come un giallo, si scorrono le pagine con l’ansia di sapere, di capire, una scrittura rapida, capitoli brevi:  in questo romanzo si balla un tango fino al finale a sorpresa.  
Ma si combatte anche una battaglia, quella di Ettore Galimberti che vuole conoscere la verità a tutti i costi. La sua battaglia diventa anche la nostra, fino alla fine, quando restiamo  stremati sul campo senza parole, senza vincitori né vinti, avvolti da un epilogo amaro e potente.
Quando un libro ci appassiona, si dice “l’ho letto tutto d’un fiato”. Ecco, non saprei come dirlo meglio.

«… l’umanità è come il porco, non butta mai niente… e senti questa, Sartre: “quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri che muoiono”. Hanno tutti qualcosa da dire, anche quelli che la guerra non l’hanno mai fatta… conosci Von Clausewitz? Ho trovato solo questa sulla strategia: “Se la strategia è sbagliata, la situazione non migliora aumentando i mezzi e le truppe.” Bella scoperta, no?»
«E quand’è che la strategia è sbagliata? »
«Quando lo capisci troppo tardi: è a quel punto che è sbagliata – rise Bertoni – ma tu conosci solo la strategia del tango. Un passo avanti e tre indietro. »

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La strategia del tango, Paolo Restuccia, Gaffi, 15,90 euro