Four. Una scelta può liberarlo, di Veronica Roth

23 Marzo 2016

Perché per gli Intrepidi tutti quelli che muoiono diventano eroi? Come mai ne abbiamo bisogno? Forse perché sono gli unici eroi che riusciamo a trovare in una fazione di leader corrotti, di compagni competitivi e di istruttori cinici. I morti possono diventare eroi perché non possono più deluderci; possono solo migliorare con il tempo, man mano che ci dimentichiamo com’erano.

Veronica Roth, scrittrice della trilogia distopica Divergent – Insurgent – Allegiant, espone in Four la sua ultima creatura.
Four racconta una breve parte della storia di Tobias Eaton, Quattro per l’appunto, addestratore e poi compagno della giovane protagonista di questa fortunatissima serie di libri, Tris (precedentemente Beatrice Prior).
 
Il quarto volume rivela ciò che il lettore già intuiva. S’inizia con il rapporto molto complicato tra Tobias e il padre Marcus, uomo tanto violento tra le mura domestiche quanto perfettamente controllato e apparentemente senza macchia in pubblico. L’autrice poi ci accompagna nella decisione che il protagonista prende, lasciando per sempre il suo mondo per scegliere quello più complesso e arduo della famiglia degli Intrepidi.
Vengono raccontati i suoi primi periodi lì, le sfide, gli esami, l’affronto delle sue paure, la sua intelligenza fine, il non voler essere solo un membro di una fazione ma un essere umano normale con caratteristiche che lo distinguono dalla massa.
Dopo un salto temporale, la Roth inserisce Tris e tutto ciò che concerne la presenza della giovane Prior nella vita di Quattro. Vediamo, quindi, l’altro lato della medaglia, raccontato da lui, un giovane uomo tutto d’un pezzo che, però, si fa condizionare sempre meno impercettibilmente dalla ragazza che tanto gli ricorda il mondo da cui è scappato ma che, al contempo, ne è totalmente lontana.
 

Non è pensabile leggere questo libro senza prima aver letto la trilogia ufficiale, o, almeno, il primo volume (Divergent).
Non si capirebbe davvero nulla. Molto è dato per scontato, non per forza in senso negativo, intendiamoci, ma è comprensibile essendo una sorta di “riempitivo”, un qualcosa per dar voce anche al Lui della storia.
La scrittura della Roth è riconoscibile: prima persona, estremamente spiccia, rapida, veloce, senza troppe salite e discese di pensieri articolati. Non certo per una poca considerazione verso il cervello dei suoi protagonisti, più che altro per dare un tratto incisivo alla storia e alla trama, sempre poco incline alla delicatezza e alla dolcezza.
Il libro è piacevole, non indimenticabile, ma interessante.
Un “buon libro” si diceva una volta: e lo è.
Per me, che ho letto l’intera trilogia (tragicamente rovinata da quell’abominio di film che ne è uscito), e che ho amato l’ultimo capitolo in cui si vede una grande crescita dell’autrice e non solo dei personaggi, Four è fin troppo “docile”, forse più “infantile”, se mi passate il termine.
È comunque giusto che sia così, non sarebbe stato credibile né un Quattro mentalmente stabile e pronto come in Allegiant né un’espressività fredda e cinica nelle parole che ci scorrono sotto gli occhi, decisamente più visibile nell’ultimo volume.
 
La Roth ci regala la conclusione di un ciclo, di una storia, riempiendo i buchi lasciati precedentemente e dandoci un’idea precisa del mondo da lei genialmente creato.
La distopia non è per tutti, ma ammetto che lei ne è una grande autrice.
 
Four. Una scelta può liberarlo, di Veronica Roth, De Agostini Editore, 2015, pag. 304, 14,90 euro.