“Fossi in te io insisterei”, di Carlo Giuseppe Gabardini

6 Aprile 2016

"Ricordo che il giorno dopo il funerale della nonna Marisa, i tuoi esami oncologici fecero improvvisamente e nuovamente orrore. Hai aspettato che morisse, non le potevi dare il dolore di perdere anche un figlio, lei vedova da quasi sessant’anni, leonessa in un mondo maschile che ha sempre gestito con la forza della fatica e dell’abnegazione, e dell’amore per te e le tue sorelle. Hai aspettato che morisse perché, sebbene in questi casi paia incredibile affermarlo, morire è anche una scelta, accade quando si è pronti."

Ogni volta che finisco un libro mi sento come alla fine di un viaggio, a volte bello, altre leggermente piacevole, altrimenti noioso o poco accattivante.
Poi ci sono occasioni che il viaggio non finisce, che, anzi, dopo l’ultima parola del libro mi ritrovo a sentire il mio animo scalpitare per partire per una nuova meta, sua, personale, ma che, in qualche modo, si colleghi a ciò che ho appena finito di leggere.
Questo succede in casi eccezionali, in occasione di libri eccezionali, che, per un motivo o per un altro mi hanno stravolto e scombussolato senza volere.
Fossi in te io insisterei è uno di quei casi.
Carlo Giuseppe Gabardini è un autore, attore e scrittore noto al grande pubblico televisivo soprattutto grazie alla sketch-com “cameracafè” nella quale, oltre a scriverne i testi, interpretava Olmo, l’esperto informatico-padre single-cicciottello-un po’ sfigato.
Ma Carlo non è solo un eccellente comico, è uno straordinario attore che mi ha mentalmente distrutto e meravigliato nel filmSi Può Fare” con un altro perfetto Claudio Bisio.
Inoltre è stato il “creatore” del videoLa marmellata e la nutella (ci si innamora di chi ci s’innamora)”, video rintracciabile su YouTube in cui racconta in termini semplici e diretti il perché l’omosessualità non debba essere vista come una diversità negativa.
Perché Gabardini, in una lettera pubblicata su Repubblica ha fatto un commento davvero eccellente sull’ennesimo caso di un adolescente suicida perché non accettato come gay, alla fine del quale ha dichiarato apertamente il suo orientamento sessuale “diverso dalla massa”.
 
So che questa dovrebbe essere una semplice recensione di un libro e non una presentazione di un autore, ma non credo che sia scindibile l’una dall’altra, perché il volume che questo grande uomo ha portato in libreria, è la sua storia.
O meglio…
Ci troviamo davanti ad una meravigliosa lettera scritta da un figlio al padre morto da tanto tempo che, però, condiziona ancora così tanto la sua vita, da non riuscire più a scindere, nella propria mente, la voce paterna da quella del Super-Io sempre molto ma molto presente.
Una lettera in cui Carlo ci racconta tratti della sua infanzia, del suo rapporto con la numerosa e presente famiglia, delle sue vittorie e delle sue sconfitte, delle sue scelte più o meno condizionate, della sua vita in ogni suo aspetto.
Una lettera a cuore aperto.
Una lettera che fa ridere e piangere, emozionare e a tratti anche arrabbiarsi un po’.
Una lettera con passaggi che vanno riletti più volte perché vengano interiorizzati, amati e apprezzati come meritano.
Una lettera da cui si fa fatica a staccarsi perché non è così tanto lontana da quelle che ognuno di noi scriverebbe se non a un genitore, almeno a se stesso.
Perché quello che vuole insegnarci questo scrittore-autore-attore (che non ama essere incasellato in un unico mood lavorativo o di vita) è l’importanza di scegliere ciò che amiamo, lottare per ottenerlo, sfidarci nel mantenerlo ed impegnarsi per migliorarlo sempre.
Un’importante fetta di questo libro è dedicata all’importanza del coming-out. Ma non il classico, quello che si riferisce esclusivamente alla preferenza sessuale, oh no, Carlo Gabardini ci chiede molto di più.
Chiede un coming-out morale, un “venir fuori” in tutto ciò che concerne la nostra vita: la scelta lavorativa, emotiva, politica. Come quella che fece lui quando scelse di studiare teatro alla Paolo Grassi, quando tutti lo vedevano a studiare Giurisprudenza come il papà.
La cosa meravigliosa è che in ogni passaggio, in ogni pagina, a tratti anche in ogni singola riga, si percepisce amore.
Amore per la famiglia, per il padre, per il proprio lavoro, per il prossimo. Perché si sa che la prima dimostrazione d’amore è il rispetto, e Gabardini professa proprio questo oltre ad invitarci a fare lo stesso.
Egli si è esposto in prima persona per i diritti civili degli omosessuali molte volte e l’ha fatto, come spiega nel libro, proprio perché è fondamentale che tutti possano amare chi preferiscono senza, per questo, avere meno diritti, doveri, desideri o responsabilità.
Viaggiamo con lui nella sua mente, nei suoi ricordi, nella sua famiglia, nei suoi sogni per il futuro, il poco che ci mostra da dietro la grande tenda della sua personalità disarmante e accattivante.
Difficilmente si rimane indifferenti leggendo questo libro, difficilmente si trova qualcuno che non lo apprezzi come professionista. Nel mio piccolo mondo in cui il desiderio di calcare il palcoscenico è sempre vivo e presente, leggere la sua storia, pensare alla strada che ha fatto, vedere la sua straordinaria capacità scrittoria ed espressiva, mi da’ una gioia davvero infinita. Come se, potendo recitare anche una sua singola frase, un giorno, potesse aprirsi un universo parallelo e sconosciuto in cui le cose sono uguali eppure diverse, simili eppure lontane, ma forse migliori?
Gabardini ha la straordinaria capacità di farci ridere anche in mezzo alle lacrime, con una battuta a mezza voce, un celato sarcasmo senza un pizzico di cattiveria, sempre con una dolcezza che lo caratterizza dalla sua infanzia (anche quando da piccino era tirchio). Eppure è in grado di farci commuovere con due parole, o, ancor meglio, con un finale, meraviglioso quanto strappacuore, conto alla rovescia.
Non so cosa mi trattenga dal prendere un treno, “volare” fino a Milano, cercarlo ed abbracciarlo. Soltanto abbracciarlo. Ecco cosa mi sento di dirgli dopo averlo letto (perché ci ha permesso di leggerLO), vorrei abbracciarlo. Non per compassione, pena o chissà che altra sciocchezza, ma perché è emozionante, fa emozionare e lo fa dannatamente bene.
 
Mi rendo conto che questa è la recensione più assurda e inconcludente mai scritta, ma le parole escono dalle dita come se avessero vita propria, senza controllo cerebrale o razionale, sono solo emozione.
Ma non è questo che dovrebbe fare un buon libro?
 
Posso dirvi anche qualcosa di più oggettivo: ossia che il volume è ricco di dettagli, di ricchezza lessicale e neologismi assolutamente apprezzati (quando ho letto “stupiderrima” ho riso dieci minuti – lo uso costantemente). Un libro estremamente godibile, dalla lettura accattivante senza mai cali di attenzione o “tensione”, scritto bene, dalla lunghezza giusta così da non essere troppo o troppo poco.
Tuttavia esaurire questa Lettera a poche righe schematiche sarebbe l’errore più grosso possibile.
 
Questo è uno di quei libri da rileggere spesso, anche solo aprendolo a caso e leggendo il capoverso che ci salta all’occhio. Andrebbe fatto leggere agli odierni adolescenti, per il messaggio di positività ottenuta con fatica e sudore dopo anni di grandi indecisioni, perché la vita non è facile ma non per questo è brutta e come tale va vissuta.
Credo che potrei andare avanti pagine e pagine a scrivere perché mi sia piaciuto tanto, evidenziando frasi importanti, citazioni imperdibili, ricordi passati come un testimone nella staffetta ai lettori più attenti, ma non voglio togliere a nessuno la possibilità di fare proprio questo volume, perché vorrebbe dire perdere qualcosa, qualcosa di incredibilmente indimenticabile.
 
Infine mi permetto di dire una cosa direttamente all’autore: Carlopepe, grazie, grazie per aver condiviso con noi non solo l’esperienza di un papà (papà non padre) che sì voleva la perfezione, ma era anche umano, ma soprattutto di averti accompagnato in una consapevolezza maggiore di te stesso e di noi stessi”.
 
Qui di seguito potrete vedere il video più bello e interessante rispetto alla situazione del riconoscimento dell’omosessualità come totale normalità.
 
Fossi in te io insisterei, di Carlo Giuseppe Gabardini, Mondadori Editore, 2015, pag. 241, 17.00 euro