Un Amore, Dino Buzzati

20 Giugno 2016

Una mattina di febbraio del 1960, a Milano, l'architetto Antonio Dorigo fissa un appuntamento presso la signora Ermelina per incontrare una ragazza, una giovanissima ballerina della Scala.


Adelaide Anfossi – per tutti Laide (possibile gioco di parole con “laida”?) - non è bellissima, ma piena di vitalità, fascino e consapevolezza: sa di avere un ascendente sugli uomini e usa le sue doti come armi. Antonio Dorigo ha cinquant'anni e un lavoro rispettabile, ma per via della sua faccia, che ha sempre trovato odiosa, è assai impacciato con le donne, perciò – malgrado, o forse grazie all'educazione cattolica e alle presenze femminili della Milano bene che l'hanno sempre influenzato - frequenta case di appuntamenti.


La prostituzione forse lo attraeva proprio per la sua crudele e vergognosa assurdità. (…) La donna era sempre per lui la creatura di un altro mondo, vagamente superiore e indecifrabile. All'idea che una giovinetta di diciott'anni (…) andasse in letto con un uomo (…) mai visto né conosciuto (...), a quest'idea Dorigo provava un moto d'incredulità e di rivolta. (…)
Da questo pensiero aspro e dolente, da questa incapacità di ammettere, nasceva però il desiderio.
(…) erano tante, queste ragazze [le prostitute, ndr], e di così varia origine, educazione e livello sociale che era legittimo pensare che la prostituzione fosse un atteggiamento normale di tutte le donne, solo che in certi ambienti, a motivo di una rigorosa disciplina contro natura, questa istintiva propensione fosse coartata e spenta: pronta tuttavia a ridestarsi se i casi della vita avessero offerto l'occasione.


Dorigo comincia a chiedere della ballerina tutte le volte che torna dalla ruffiana, e presto si trova costretto ad ammettere con se stesso un fatto sorprendente. Si è infatuato della prostituta.
Forse per via di quel suo portamento altezzoso, o della lunga chioma bruna; il mistero avvolge l'amata, che di sé racconta storie strampalate (come appunto quella di essere una ballerina del corpo della Scala), tacendo le informazioni basilari (il suo cognome, dove abita, ecc), e tutto ciò strega completamente Dorigo, il quale tenta di penetrare la vita privata della giovane, senza successo.
La necessità di essere più di un semplice cliente, porta l'uomo a compiere un primo, discutibile passo: per avere l'esclusiva sulla ragazza, offre a Laide regolari assegni settimanali, e lei, cogliendo al volo l'opportunità di essere mantenuta, accetta di diventare la sua protetta.
Ma Laide è avvezza ai doppi giochi. Con pretesti inverosimili, pretende di essere accompagnata fuori città; dà buca agli impegni con Dorigo - quando non lo lascia aspettare i suoi sfacciati ritardi - e nell'intimità fa la difficile; agli albergatori dice che Antonio è suo zio, e, più inquietante ancora, spunta un certo “cugino” Marcello, giovanotto che le tiene compagnia quando soggiorna a Modena.
Nonostante l'assurdità delle situazioni peggiori sempre di più, anche quando Dorigo promette a se stesso che non subirà un altro oltraggio, la voce di lei, da sola, basta a convincerlo della sua innocenza; e anzi, Antonio si trova ogni volta a compatire la ragazza, così giovane e già così pratica delle cose del mondo, con alle spalle un passato difficile, ora alle prese con l'insicurezza di un uomo tanto più vecchio di lei, e la perdona.


Trascorrono i mesi, tra menzogne e schermaglie dalle quali Laide sembra uscirsene sempre vittoriosa. Dorigo è ossessionato da quella storia senza futuro, che non evolve mai nella relazione vera e propria che vorrebbe; le accuse che sferra alla ragazza, per quanto codarde, le fanno capire che lui fa solo finta di non vedere; col tempo, le bugie si fanno traballanti, e pare che lei non abbia più la forza, o la semplice voglia di preservare la sua credibilità.
Infine, l'architetto riesce a smascherare la protetta trovando le lettere dei suoi amanti (fra i quali spunta anche “l'innocuo” Marcello) e Laide si arrende.


Lo stile del romanzo è caratterizzato dal flusso di coscienza e dal dialogo poco letterario, il quale fa volutamente eco alla parlata popolare, infarcita di modi di dire, sgrammaticature, e qualche esclamazione in dialetto milanese.
Milano viene descritta come un'entità, fumante, indifferente, pulsante di vita nascosta, che occulta e risputa le persone dai suoi molti anfratti, antichi e moderni.
La lettura di questo libro è trainante, un po' come la mania che il protagonista prova per la sua amante. I flussi di coscienza durano anche quattro pagine, ed esprimono appieno l'angoscia e il tumulto che assalgono Dorigo quando si abbandona all'avvilimento, diviso fra la colpa di tenere l'oggetto del suo amore in ostaggio col denaro (che, da uomo rassegnato ad avere un aspetto poco gradevole e modi burberi, considera l'unico aggancio possibile), e il bisogno di essere ricambiato genuinamente dei suoi sentimenti.
Ma pur ostinandosi a scavare nelle cose private di Laide, e pretendendo da lei sincerità ad ogni costo, Antonio per primo la esclude dalla sua vita di borghese e persona per bene; e fin da subito, scoprendosi attratto dalla ragazza, anziché mettersi in gioco per conquistarla lealmente, facendo leva sul bisogno di denaro della giovane, la compra, permettendosi di offrirle molti più soldi di quelli che lei normalmente guadagnerebbe da sola.
Con la stipula, di fatto, per Laide non cambia nulla: rimane una prostituta, la protetta di un cliente geloso degli impegni che non riguardino esclusivamente lui; eppure, la prontezza con la quale Adelaide accetta il compromesso, unita alle sue molte intemperanze, il carattere umorale, capriccioso, e i continui tradimenti allo spasimante, che le paga l'affitto e si piega ad ogni sua volontà, ce la fa apparire una persona totalmente spregevole, oltre che ingrata, mentre per tutto il romanzo non si può fare a meno di compatire il raffinato, malinconico Dorigo, così poco appariscente, privo di autostima e incapace di provare un solo slancio d'orgoglio.
Perciò, alla fine, ci si domanda: chi dei due è il più meschino? Chi sta usando chi? Il nostro protagonista è davvero ingenuo come sembra?
Mentre le prime due sono domande retoriche, all'ultima sento di rispondere che, sì, Antonio Dorigo è piuttosto ingenuo, e ci mostra il dritto e il rovescio della medaglia dell'inconsapevolezza, che se da un lato lo rende un uomo praticamente incapace di esprimere giudizi maliziosi, o di covare malignità verso il prossimo, dall'altro lo acceca, per cui gli riesce altrettanto impossibile farsi un esame di coscienza, o il non farsi manipolare; e si può chiamarlo anche sognatore, per quanto idealizza la figura femminile, fino all'estremo, e per come coltiva i propri sentimenti di passione e frustrazione al di là di ogni contesto pratico. Di fatto, senza ammettere di non voler infangare la sua reputazione normalizzando la "storia" con Laide, la confina entro un nido d'amore, dal quale la sua presenza non possa danneggiarlo.
L'illusione di Dorigo si infrange, assieme al naufragare della storia con Adelaide. Ella è il vivido sogno di riscatto delle occasioni perse quando aveva l'età per goderne, un ultimo impeto di vigore giovanile, al termine del quale v'è il pensiero del futuro, che, riportando con sé la vecchiaia, e lo spettro della morte non più così lontana, spazza via il presente.