L'uomo del futuro, di Eraldo Affinati/ Intervista

Un libro in 3D/ Tre domande all'autore

29 Giugno 2016

L’uomo del futuro di Eraldo Affinati

Finalista al Premio Strega
L’uomo del Futuro, Eraldo Affinati
 
La prima domanda di queste interviste è solitamente dedicata al titolo: L’uomo del futuro nel suo caso. Come mai ha scelto questo titolo?
“Poco prima di morire don Lorenzo incontrò Ermenegildo Florit, il vescovo fiorentino col quale ebbe diversi screzi. Gli disse: ‘Eminenza, sa quale è la differenza fra me e lei? Io sono più avanti di cinquant’anni.  Sono appunto trascorsi quasi cinquant’anni dalla scomparsa del priore di Barbiana e molte delle sue intuizioni sembrano oggi ancora valide.” 
 
Un’opera dedicata a Don Lorenzo Milani: un personaggio di cui molti hanno scritto a vario titolo, un uomo molto amato e molto discusso. Cosa aggiunge di nuovo alla figura di questo prete scomodo con questo suo libro?
“Sono andato nei luoghi di don Lorenzo per cercare dentro di me la forza che ho sentito in lui. Il mio libro è un breviario interiore. Un diario di viaggio anche intorno al mondo, nel tentativo di recuperare le figure di certi educatori isolati, maestri di frontiera, insegnanti che, pur non sapendo niente di lui, ne realizzano lo spirito ogni giorno: suore indiane e cinese, pacifisti russi, ragazzi giapponesi, maestri arabi.”
 
Lei è scrittore e insegnante. Pensa che la lezione di Don Milani abbia ancora qualcosa da dire al mondo della scuola così come sta cambiando?
“Credo di sì. Rompere la finzione pedagogica, fare sul serio, non limitarsi a spiegare il programma e mettere i voti, ma guardare negli occhi i propri studenti: queste richieste potrebbero essere state formulate anche oggi, nell’epoca dei test di valutazione. Don Lorenzo non ci ha lasciato un metodo da praticare, ma uno spirito da vivere.”
 
Il Libro
A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante. In questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea.
 
L’Autore
Eraldo Affinati è nato a Roma nel 1956. Ha pubblicato Veglia d'armi. L'uomo di Tolstoj (Marietti 1992, Mondadori 1998); Soldati del 1956 (Marco Nardi 1993, Mondadori 1997); Bandiera bianca (Mondadori 1995, Leonardo 1996); Patto giurato. La poesia di Milo De Angelis (Tracce 1996); Campo del sangue (Mondadori 1997); Uomini pericolosi (Mondadori 1998); Il nemico negli occhi (Mondadori 2001); Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer (Mondadori 2002); Secoli di gioventù (Mondadori 2004); Compagni segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori (Fandango 2006); La Città dei Ragazzi (Mondadori 2008); Berlin (Rizzoli 2009); Peregrin d'amore. Sotto il cielo degli scrittori d'Italia (Mondadori 2010); L'11 settembre di Eddy il ribelle (Gallucci 2011); Elogio del ripetente (Mondadori 2013); Vita di vita (Mondadori 2014). Ha curato l'edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, Storie dall'Altipiano, nei Meridiani Mondadori (2003). È autore, insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, di Italiani anche noi. Corso di italiano per stranieri. Il libro della scuola Penny Wirton (Il Margine vol. 1, 2011, vol. 2, 2015).
 
La mia lettura
In copertina c’è il volto di un giovane. Bello, un angelo bruno dai lineamenti perfetti. La piega delle labbra tradisce un fondo di malinconia, gli occhi neri, profondi, guardano un punto lontano. Quel ragazzo è Don Lorenzo Milani al quale Eraldo Affinati – scrittore e insegnante – ha dedicato quest’opera. Un libro che è frutto di un viaggio nei luoghi della vita di Don Milani: dalla Firenze che l’ha visto nascere fino a Barbiana, in Mugello.
Su Don Milani è stato scritto molto, un personaggio discusso, amato e contestato, ma il pregio di questo libro – che si legge come un romanzo – è che a distanza di cinquant’anni dalla morte del sacerdote, ci pone degli interrogativi: cosa ne è stato di quella grande rivoluzione che ha portato tra gli ultimi il senso della conoscenza quale potente strumento di evoluzione e riscatto?
 
“…. Don Milani, come lo tocchi, ti bruci. La sua esistenza assomiglia a un materiale incandescente. Così abbiamo lasciato che a parlare di lui siano i politici, gli eruditi, i polemisti, chi non lo conosce, chi lo fraintende, o peggio ancora, che li beatifica: gli incensatori. D’altro canto le mezze misure non sembrano funzionare con Don Lorenzo: o lo attacchi, o lo difendi, o lo insulti, o lo innalzi sull’altare”
 
Affinati è andato a cercare le tracce di Don Milani altrove, in paesi lontani, nelle scuole improvvisate di villaggi africani, nelle periferie di Berlino, a Città del Messico dove Ramiro, un giovane sacerdote, si dedica al recupero dei ninos de rua, i ragazzi difficili. Don Milani sta lì, in coloro che hanno scelto la scuola, per insegnare a non essere schiavi e vivere con dignità.
E noi? Vale la pena rivolgere lo sguardo al passato? Alla lezione di Lettera e una professoressa? A quell’uomo che ha visto ben oltre il suo tempo, pagandone il prezzo? Ho scelto di affidare la risposta alle parole del libro
 
“… il lettore capirà quante domande dobbiamo ancora rivolgere alla famosa professoressa. Oggi i ragazzi di Barbiana vengono dall’Afghanistan, dalla Nigeria, dal mondo slavo. Hanno alle spalle detriti, macerie e relitti, eppure quando ridono sembrano dimenticare tutto. L’esempio di Barbiana torna a imporsi in chiave multiculturale per favorire una vera integrazione che dovrebbe combattere anche la fragilità degli adolescenti italiani spesso inebriati dai miti del successo, della bellezza, della sanità. Del resto la presenza dei giovani migranti rende ancora più incandescente la questione sollevata dal priore con radicalità ben superiore alla semplice promessa politica: l’uguaglianza delle posizioni di partenza. Soltanto se non smetteremo di sentire come una spina dolorosa questo problema irrisolto potremo dire a noi stessi di non aver tradito lo spirito di Don Milani.”
 
Ecco che allora quell’angelo bruno e bello in copertina sempre dirti: non ti innamorare di me, innamorati di ciò che ho fatto.