Un libro in 3D - Tre domande all'autore

Notti in bianco, baci a colazione di Matteo Bussola

5 Agosto 2016

Dal social network all'esordio con un libro poetico, divertente e illuminante
Per un Libro in 3D oggi parliamo con Matteo Bussola del suo Notti in bianco, baci a colazione.  Da dove arriva un titolo così intrigante?
Il titolo è frutto di lunghe discussioni con tutta la redazione di Einaudi Stile Libero. Sono stati valutati diversi titoli – le mie idee iniziali in merito, va detto, erano assai differenti – ma poi ha prevalso questo, perché era il solo che ci sembrava riassumere le caratteristiche dei contenuti del libro. Ovvero: che nonostante la fatica delle “notti in bianco”, che ogni genitore con bambini piccoli sperimenta, nel mio caso motivate anche da questioni lavorative – io disegno spesso la notte,per una questione di concentrazione, ma anche per recuperare il tempo che durante la giornata dedico magari alle bambine, insieme a Paola – è importante riuscire a non perdere, al risveglio, due cose: la leggerezza e l’attenzione per gli altri. Quella virgola fra “Notti in bianco” e “baci a colazione” serve proprio a indicare questo scarto, l’interstizio fra il prima e il dopo, che è dove si forma e si annida la forza che utilizzerai nel resto della giornata, come una rincorsa.
 
Il libro nasce da una serie di post su facebook. Com’è diventato un progetto editoriale? 
Scrivo su Facebook da quasi nove anni. Quando ho cominciato dovevano ancora implementare il pulsante dei like. Uso da sempre Facebook come fosse una specie di diario, descrivendo le mie giornate, punti di vista sul mio lavoro o sul mondo, brevi aneddoti, cronache di quotidianità. Racconti. Nel corso degli anni, le mie narrazioni hanno attivato un seguito crescente di amici e lettori. La prima persona dell’ambiente letterario con cui sono entrato in contatto è stata Giulio Mozzi. Giulio fuil primo a farmi intuire che le potenzialità per trarre un libriccino dalle mie narrazioni quotidiane, in effetti, c’erano, ero solo io a non vederle. Mi fornì alcuni utili consigli sulla scrittura di cui, ancora oggi, gli sono estremamente grato. A suon di condivisioni, un giorno di settembre dello scorso anno, un mio pezzo finì sulla bacheca di Rosella Postorino, nota editor di Einaudi Stile Libero. Rosella venne sulla mia bacheca a leggere anche il resto. Mi telefonò il giorno stesso. Mi disse che le piaceva quel che scrivevo, soprattutto lo stile e la scorrevolezza della scrittura. Mi propose di trarre un libro da quelle narrazioni. Io avevo già cominciato a raccogliere e selezionare i vari pezzi scritti negli anni, in un unico corposo file. Il successivo lavoro di selezione, editing, in parte di riscrittura è stato faticosissimo, soprattutto perché mi ha insegnato che fare i libri non significa eliminare le cose meno buone e tenere quelle buone, ma vuol dire, spesso, essere costretti a fare una scelta tra due soluzioni ugualmente efficaci.
Il libro è uscito il 24 maggio, nella collana Stile Libero Extra. Per ora sta avendo un ottimo riscontro.
 
Quale è stata la molla che ti ha spinto a raccontare le tue piccole grandi avventure di  padre? 
In verità, come dicevo sopra, io non racconto le mie “avventure di padre”. Parlo della mia vita. Quando la mia vita era prevalentemente il lavoro, scrivevo soprattutto di quello: la passione per il disegno, le difficoltà del fare i fumetti, le analogie che riuscivo a trovare fra la vita e il far accadere altra vita all’interno del riquadro di una vignetta. Delle cose che mi capitavano al bar, o al supermercato, o in farmacia. Fotografavo le situazioni mentalmente, proprio come fossi una specie di reporter, per poi tradurle in parole una volta giunto a casa. Quando sono arrivate le bambine, hanno gonfiato le mie giornate, rendendole più piene ma anche più leggere, proprio come fa l'elio con un palloncino. Cominciare a scrivere di loro è stato naturale. Per dire che non sono stato vittima di alcuna epifania nel tempo, non mi sono mai detto di cosa scrivere, perché io scrivo semplicemente: dello spazio che mi circonda. Del mio perimetro vitale. E' sempre stato così. Il fatto che io, oggi, parli così spesso delle mie bambine, o della mia compagna, o dei nostri cani, significa solo che, nella mia quotidianità, occupano quasi tutto lo spazio disponibile. Ciò che scrivo funziona per me proprio come uno specchio, riflette quel che vivo e ciò che vedo e certe volte, quando sono fortunato, nell'immagine di quello specchio si riconosce magari anche qualcun altro. Lì, mi capisco meglio anch'io. In effetti la scrittura, o i fumetti, mi sono necessari perché sono tra le poche cose in grado di agire davvero sul mondo. Sul mio, di sicuro. Perché quando scrivi, oppure leggi, in quei momenti riesci a cambiare il tuo punto di vista sulle cose.
E se riesci a cambiare il tuo punto di vista sulle cose allora significa che il mondo, anche solo un pezzetto, anche se non lo sai, lo hai già cambiato.
Cambiando te.
 
Il romanzo
Il respiro di tua figlia che ti dorme addosso sbavandoti la felpa. Le notti passate a lavorare e quelle a vegliare le bambine. Le domande difficili che ti costringono a cercare le parole. Le trecce venute male, le scarpe da allacciare, il solletico, i "lecconi", i baci a tutte le ore. Sono questi gli istanti di irripetibile normalità che Matteo Bussola cattura con felicità ed esattezza. Perché a volte, proprio guardando ciò che sembra scontato, troviamo inaspettatamente il senso di ogni cosa. Padre di tre figlie piccole, Matteo sa restituirne lo sguardo stupito, lo stesso con cui, da quando sono nate, anche lui prova a osservare il mondo. Dialoghi strampalati, buffe scene domestiche, riflessioni sottovoce che dopo la lettura continuano a risuonare in testa. Nell'"abitudine di restare" si scopre una libertà inattesa, nei gesti della vita di ogni giorno si scopre quanto poetica possa essere la paternità.
 
L’autore
Nasce a Verona nel 1971. Nella sua vita passata era architetto. A trentacinque anni ha deciso di cambiare tutto. Oggi fa il papà di Virginia, Ginevra e Melania. Per lavoro disegna fumetti e quando è in debito d’ossigeno scrive. Questo è il suo primo libro.
 
La mia lettura
In copertina si vede una bambina che dà da mangiare a una scia di uccelli. Accanto a lei è seduto un uomo, la sua cartella da lavoro a terra, un bicchiere nella mano e lo sguardo rivolto verso l’alto, agli uccelli. La bambina sembra dire qualcosa, quasi sia lei a spiegare un fenomeno strano. L’uomo invece ha un’espressione  tra la meraviglia, la sorpresa e la curiosità. Lui guarda e ascolta.
Questo è il libro di Matteo Bussola, Notti in bianco, baci a colazione, con la virgola come ha spiegato l’autore stesso nell’intervista. Infatti c’è sempre una virgola che ci salva, che fa continuare il discorso, che non chiude,  che moltiplica le azioni e le reazioni.  
Solitamente scelgo di intervistare autori e parlare di libri quando questi mi sono piaciuti talmente tanto da volerli consigliare. Libri che dopo la lettura mi lasciano in uno stato di grazia, qualsiasi natura esso abbia. In questo caso lo stato di grazia somiglia a quello di una canzone di Beth Orton, State of Grace appunto. E non c’è cosa più bella che trovare un libro che ci riporta alla musica, in questo caso a una canzone amata.
Lo stato di grazia in questione, oltretutto, confesso mi avrebbe spinto a correre per strada fermando i passanti   e dicendo loro: “questo libro, lo vedete? dovete leggerlo, assolutamente.”
 
Potrei scrivere, da donna, che Matteo Bussola è l’uomo che tutte vorremmo accanto, attento, presente, simpatico, tuttofare, tenero e intelligente. Uno che di giorno sfaccenda e la notte lavora. Potrei dire che finalmente è la paternità narrata, cosa piuttosto rara. Potrei persino aggiungere che qualsiasi genitore dovrebbe leggerlo perché è un meraviglioso quanto strampalato (utile proprio perché reale) trattato pedagogico.
Ma attenzione: il libro non è solo questo. L’uomo sulla panchina ha il suo lavoro nella cartella e il bicchiere nella mano, ma si concede di stare con il naso per aria, si guarda intorno, fotografa istanti di vita quotidiana e li fissa uno dopo l’altro con la stessa leggerezza con cui stende a passo di danza un bucato appena uscito dalla lavatrice, facendo lo slalom tra i disastri combinati da tre bambine e due cani.  Quell’uomo vive e ci invita a fare altrettanto, prestando la dovuta attenzione a ciò che abbiamo intorno: in casa, mentre una figlia si addormenta sul nostro petto, al supermercato dove inaspettatamente una cassiera legge Bukowski, in fila all’ufficio postale dove si manifestano le miserie umane. Ovunque insomma.
“I racconti delle mie figlie o dei nostri viaggi in macchina o  delle loro visioni laterali e buffe sul mondo sono forse un tentativo di prestare loro ascolto. Di ricordarmi che il mio ruolo di adulto e di padre non è quello di avere ragione, ma quello di riconoscere le ragioni. Non è solo proteggere, ma è anche essere protetto. Non è solo guidare, ma anche lasciarsi condurre. Che i bambini non hanno ragione in quanto bambini, ma hanno diritto alle loro ragioni di bambini. che la parte più difficile e importante di esser genitore è forse proprio quella di prestare attenzione, sempre, a non bruciare loro la pelle per niente, con le nostre fallibili ragioni di adulti”
 
In quarta di copertina Giulio Mozzi scrive “Matteo Bussola è capace di raccontare la vita quotidiana con tanta naturalezza, con una lingua così convinta e cordiale, con tanta trasognata precisione, da farci pensare: sì, davvero, a volte la letteratura gioca a nascondersi nelle piccole cose.”
Cos’altro aggiungere dunque? Solo un consiglio: mettete questo libro tra le cose che porterete con voi durante l’estate, come un accessorio che sta bene su tutto. Leggetelo sotto l’ombrellone, sul divano di casa o sotto un albero in campagna. Leggetelo in una stanza d’albergo o lungo il qualsiasi cammino che farete. Vi farà ottima compagnia. In mezzo a tanta orrida cronaca, una pausa che vi restituirà allo stupore della bellezza delle piccole cose.
A uno stato di grazia.
 
Non l’ho mai fatto, ma - entusiasta del libro - all’autore dedico la canzone di Beth Orton che ho citato, così come a voi che mi avete letto.
 
E come sempre: buona lettura!
 

Matteo Bussola, Notti in banco, baci a colazione, Einaudi Stile libero Extra 2016, pp. 184, 
€ 17,00