Di Calvino in Calvino

12 Settembre 2016

Per cominciare si sarebbe occupato di descrivere in modo imperfetto l'esattezza
Chi non è rimasto colpito, almeno una volta nella vita, da un libro, un aforisma, un frammento o anche solo una parola dei libri di Italo Calvino?
Chi non si è lasciato catturare dalla magia dei suoi intrecci, chi non ha desiderato essere amico di Marcovaldo e chi non ha immaginato di trovarsi in riva al mare, a guardare l'infrangersi di un'onda con Palomar?
Ora, prendete tutti i caratteri che tanto avete amato, le situazioni che avreste voluto vivere, e vestitele della semplicità di cui sarebbe capace un bambino; create nella vostra testa un nuovo individuo, chiamatelo Calvino per la similarità di comportamenti e cominciate a scrivere dei fatti più banali e apparentemente insignificanti che vi vengano in mente. 
Prendete poi in mano Il Signor Calvino, di Gonçalo M. Taveres, e ammirate come lui abbia affrontato questo esperimento. 

Scrittore portoghese, acclamato dalla critica del suo paese e ancora immeritatamente poco conosciuto in Italia, Taveres arriva dritto ai nostri occhi; con la sua prosa perfetta e mai ridondante, esatta e sognante, ci racconta, con il filtro dell'irreale e del meraviglioso la vita di un individuo inesistente che potrebbe però essere ciascuno di noi. 

Calvino passeggia. 
La sua è una passeggiata dove corpo e mente si confondono, dove ciò che è reale diventa immaginario e viceversa, dove le vie della città diventano un pretesto per perdersi dentro di sé. 
Un momento di pausa e di stacco dalle strade affollate in cui milioni di personalità indaffarate non prestano attenzione ai dettagli, l'essenza della vita. 
Una camminata che porta in un altro mondo, in una pausa momentanea dall'indaffaratezza delle proprie giornate e dalla pesantezza di alcuni istanti. 

Tutti ameranno il Signor Calvino, perché è impossibile fare altrimenti; la semplicità sbalorditiva dei suoi comportamenti, la naturalezza con cui affronta situazioni inusuali che spesso è lui stesso a creare, la sottile malinconia portata dal non poter essere liberi nei propri atteggiamenti per la paura di sapersi distinguere, lo rendono identico a ciascuno di noi. 

Italo Calvino, nella prima delle Lezioni Americane, parla di leggerezza: Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.
Il Signor Calvino, di macigni non ne ha; e anche voi, dopo aver chiuso il libro, vi sentirete privati dal peso della realtà, e rassicurati, perché ci sarà sempre un mondo dove rifugiarsi. 
Quello della propria fantasia.