L'antagonista

L'esordio di di Edoardo Zambelli

21 Settembre 2016

Riguardai il suo viso e cercai di immaginarlo adesso, sfigurato dalla caduta. Una cosa che non meritava, qualcunque cosa avesse potuto fare di sbagliato. Non c'era perdono in quel viso. Lo cercavo, ma non c'era.
Ciao, da quanto tempo, sono Erika, ti ricordi di me?”
Inizia così la mail che Erika scrive al protagonista senza nome del romanzo, una mail che cade nel vuoto dei suoi giorni e finisce in fondo alla casella di posta intasata. Ignorata.
Qualche tempo dopo, lui viene a sapere da un giornale che Erika, che era stata la sua prima fidanzata, si è suicidata; lo apprende per caso, leggendo la notizia su un giornale. Lo assale così un profondo senso di colpa: forse Erika gli aveva scritto perché aveva bisogno di aiuto, nella mail diceva “mi piacerebbe parlarti, è da tanto che non parlo con qualcuno.” E lui l’aveva ignorata.
Inizia in questo modo  il viaggio a ritroso del protagonista verso i luoghi della gioventù e del suo primo amore, una fuga dalla routine quotidiana che lo lega all’alcol dopo l’abbandono della moglie e al suo lavoro di ripiego: recensire film per un sito web.
L’uomo inaspettatamente si troverà di fronte a un mistero e a molte domande: perché Erika ha cercato la morte? Perché al suo funerale non c’era nessuno? Chi ha lasciato due mazzi di fiori e un biglietto con su scritto “perdonami” sulla tomba di Erika?
Il viaggio lo riporta a Gonzaga, la città dove ha vissuto da studente universitario ai tempi della relazione con Erika, dove comincerà a raccogliere tutti i frammenti del puzzle che lo condurranno a incontrare persone che l’avevano conosciuta e infine, in una ragnatela di legami nella quale lui stesso finirà invischiato, alla verità. Una verità crudele.
È un romanzo denso, scritto con una prosa meticolosa, attenta, descrittiva, quasi maniacale. A tratti si ha la sensazione che sia perfino troppo: troppe le vicende e i dettagli, troppe le simbologie e le sottigliezze, troppi i sensi sottintesi. 
Tuttavia quel troppo è funzionale alla complessità delle vicende e nella confusione del quadro generale, del quale sfuggono i contorni precisi (forse necessariamente) il romanzo non consegna alcuna risposta a quella complessità, ma si apre a molte e diverse interpretazioni.
Il senso dell’abbandono, ad esempio: “l’abbandono mi aveva fatto male. Mi sentivo ferito, deluso, vittima innocente di una violenza inaudita”, dice il protagonista a proposito della moglie che l’ha lasciato. Eppure dovrà fare i conti con un senso di abbandono ben più grande, la violenza inaudita sarà niente rispetto ai vuoti abissali che dovrà affrontare, quelli che attraversano la vita di esseri umani che ci passano accanto come fantasmi e che nessuno può o vuole salvare.
Ho letto il romanzo nei giorni in cui la cronaca ci raccontava di una ragazza suicida che aveva girato dei video hard che, a sua insaputa, erano finiti sul web diventando virali, con tanto di nome e cognome. Non è questo, nello specifico, che si trova nel romanzo di Zambelli. Ma è uno dei molteplici aspetti: la violenza che può subire una donna che ha identità nel proprio corpo nella relazione con l’altro. La violenza delle immagini che si dà volentieri in pasto con una sistematicità spietata tanto da avere su di noi effetto anestetizzante, prede come siamo di un voyerismo inconsapevole, che non nobilita neanche l’immagine artistica o mostrata a scopo di denuncia.

Ci sono romanzi che all’ultima pagina ti lasciano intontita, te ne stai lì a rimettere insieme i pezzi e le domande, cercando tra le righe le risposte. Ti viene in mente magari quando è stato che hai desiderato di morire, quando hai vissuto quel senso di abbandono, o quand’è che non hai risposto a un messaggio banale che magari nascondeva una tragedia. A quante volte non prestiamo l’attenzione dovuta nel circo virtuale degli eventi.
Sono questi i romanzi che ti interrogano e di questi non dici alla fine è bello o è brutto. Lo consigli perché ne vale la pena.

Così è L’antagonista di Edoardo Zambelli: un romanzo che non vi consegna una storia definita e  ha il grande pregio di essere denso – com’è la vita - ma soprattutto, originale: in fondo è una vicenda intricata che parte da una mosca su uno schermo….

“La mosca mi diede l’idea.
Era posata sullo schermo del televisore. Una macchiolina nera sul volto in primo piano di un presentatore. Poi d’improvviso, effetto neve. Il presentatore scompare. Ed è stato in quel momento che l’ho notata. In mezzo al trionfo di macchi informi bianche e nere, eccola lì. Sola, persa. Le ali frementi, le zampe anteriori che si sfregavano come se si stesse scaldando le mani davanti a un fuoco. E intanto il mondo – il suo mondo – sembrava essere piombato nel caos.”
 
Buona lettura.
 
Edoardo Zambelli è nato a Città del Messico nel 1984. Vive a Cassino, in provincia di Frosinone.

L’antagonista, Edoardo Zambelli, Laurana Editore, pp.224 - € 15,00
ISBN 978-88-98451-54-8