Un addio commosso a Maurice Sendak

9 Maggio 2012

Il New York Times martedì 8 maggio 2012 ha annunciato la scomparsa di un autore amatissimo dai bambini di tutte le età. Maurice Sendak, autore di “Nel Paese dei mostri selvaggi” ci ha lasciato all’età di 83 anni a seguito di un colpo apoplettico. Con lui si trovava Lynn Caponera, che da tempo si prendeva cura di lui.

Vincitore della medaglia Caldecott nel 1964, della medaglia Hans Christian Andersen per le illustrazioni nel 1970 e del premio

Laura Ingalls Wilder Award della American Library Association nel 1983, qualcuno forse conoscerà la sua opera anche attraverso l’adattamento cinematografico di Spike Jonze di “Where the wild things are” (2009).

Sendak non aveva partecipato direttamente al film, ma aveva comunque lasciato al regista la sua principale raccomandazione, un messaggio che in fondo racchiude il senso e l’atmosfera di tutti i suoi libri – ciò che li rende così particolari e unici. Si era raccomandato cioè di ricordare l’infanzia com’era veramente, non attraverso la nostalgia dell’adulto, che finisce per rivisitare il passato come un’epoca felice e piatta, senza ombre, senza amarezze. Così è stato, e l’autore ne è rimasto soddisfatto.

Le sue opere in effetti hanno da sempre sollevato controversie proprio per questo motivo. Sedak sarà anche stato un autore di libri per bambini ma, come giustamente ricordato dalla Associated Press, le sue opere non sono mai state convenzionali e formulaiche in quel modo rassicurante e un po’ zuccheroso a cui siamo abituati: “Per dirla chiaramente”, aveva dichiarato nel 2009, “un bambino è una creatura complicata che a volte può farti uscire di testa. C’è della crudeltà nell’infanzia, c’è della rabbia”.

In lui c’era anche del risentimento per l’etichetta “libri per bambini”, che sentiva riduttiva, ma allo stesso tempo c’era anche orgoglio: “[I bambini] sono un’audience migliore e sono critici più severi”, aveva spiegato: “I bambini ti dicono ciò che pensano, non ciò che pensano di dover pensare”. Questa categorizzazione inoltre gli permetteva di evitare i tanto odiati tour di autografi per aumentare la propria popolarità e il successo editoriale: “A loro non interessa niente dei best seller, cercano solo ciò che li convince. Non sono a caccia di star e non sono lecchini. È per questo che mi piacciono”.

Nato nel 1928 e cresciuto a Brooklyn, la sua vita è stata segnata profondamente dalla seconda guerra mondiale, dai molti membri della sua famiglia persi nell’olocausto, dalla memoria di tutte le morti e le atrocità di cui riceveva notizie da bambino e dal fardello di vivere per chi non era sopravvissuto.

Chi vuole, lo può ascoltare di persona in streaming gratuito in una preziosa, umana e commovente intervista da lui rilasciata a Terry Gross nella trasmissione radiofonica “Fresh air” il 20 settembre 2011. È un’intervista toccante in cui Sendak parla della sua scrittura, del desiderio di avere dei figli, della psicanalisi, della sua vita affettiva e di molte altre cose. In chiusura, in lacrime, ha dichiarato: “Non posso che lodare la mia vita. Non sono infelice. Piango molto perché mi mancano le persone. Loro muoiono e io non posso fermarle. Mi lasciano e io le amo anche di più. … Ciò che mi spaventa è l’isolamento. … Ci sono così tante cose meravigliose al mondo che dovrò lasciare quando morirò, ma sono pronto, sono pronto, sono pronto”.

Ora Maurice Sendak ci ha lasciato, e lo amiamo anche di più…

Fonti: Huffington Post e “Fresh air” c/o NPR

Per un'intervista brillante e acuta quanto la precedente, ma decisamente più a cuor leggero, potete invece godervi quella, recentissima, del comico Stephen Colbert per il canale televisivo Comedy Central.

A cura di: Tania