Presentazioni

Perchè non cento?

3 Aprile 2016

"Perchè non cento"? edito da Alter Ego / Augh Edizioni di Viterbo (data di uscita 31 Marzo 2016), è la mia prima opera: 99 poesie accomunate da giochi di parole, calembours, anagrammi, rime, versi liberi e metriche originali, in un tentativo di trovare nuove forme di scrittura caratterizzate da improvvisazioni ritmiche e contaminazioni sperimentali. Tutto nacque un'estate di dieci anni fa nei giardini dei Campi Lunghi di San Felice a Ema presso Firenze, quando nelle lunghe passeggiate con la fidata Lona - pastore tedesco - mettevo a frutto le mie letture poetiche nel confronto tra presente e il futuro dell'uomo, in un'altalena di ricordi e destini ancora da rivelare. Senza mai perdere di vista il gioco (la conoscenza enigmistica qui ha un ruolo fondamentale), ho cercato di vagare in quei territori che l'uomo conosce e allo stesso tempo ignora fin troppo bene, come l'amore sofferto e mai raggiunto, la morte e i suoi infiniti misteri, la natura violata dalle ferocie del nostro tempo, fino alla ricerca di nuovi e affascinanti traguardi. Fino al tentativo d'immaginare la conquista di nuove terre ancora da percorrere, in un limbo inesplorato il cui orizzonte non è necessariamente la fine, ma l'inizio di un nuovo modo di pensare, che possa avvicinare la felicità dell'anima all'uomo, in una personale trama che ha come personaggi le parole, e le riguardanti emozioni. Forse per questo potrà capitare che il lettore sorrida - come ho fatto mille volte io - nelle chiusure delle composizioni: eppure un attimo dopo lo stesso sarà richiamato ad un'esplorazione più attenta - e talvolta grottescamente malinconica - dei doppi sensi delle frasi e delle infinite combinazioni del linguaggio; e quello che prima sembrava avere un chiaro significato, adesso riporta a differenti acrobazie del cuore. Sta a chi legge decifrare e far tesoro delle suggestioni che una composizione poetica può regalare. Perchè l'arte letteraria possiede una magia rara: quella di far volare ogni fantasia. E sebbene sia quest'ultima che guida ogni estro creativo, le poesie in fase di atterraggio ci lasciano con un messaggio concreto e credo niente affatto banale: dove vive passione, creatività, e fame di conoscenza, non esiste mediocrità.

Tornando da un Amico

7 Novembre 2015

'Tornando da un Amico' romanzo d'esordio di Silvia Piozzi. (Edizioni Leucotea 2015 – pp.178) http://www.tornandodaunamico.com I bambini non percepiscono ancora le differenze dei ceti sociali e le amicizie nascono tra loro spontanee. Due ragazzini, compagni di scuola fin dalle elementari, prendono coscienza degli effetti discriminanti che la miseria causa in chi nasce povero e non può studiare perché non ne ha i mezzi. Paolo, figlio di un operaio emigrato in Germania, inizia a lavorare in fabbrica a tredici anni e diventa adulto in poco tempo. Ragiona e agisce da uomo nonostante la sua età sia quella della spensieratezza. Attraverso un duro percorso di sacrifici fonderà un'azienda. Vito, il suo amico d'infanzia, può studiare e si laurea ma ha consapevolezza che la libertà di scelta è condizionata dalla famiglia dove si nasce. Si dedica alla politica perseguendo ideali di eguaglianza e libertà. 'Tornando da un Amico' è un viaggio lungo mezzo secolo nel mondo di quella rara imprenditoria onesta sorta in un momento storico in cui la buona volontà, le corrette intuizioni commerciali e la dedizione al lavoro erano ancora le basi su cui costruire un'azienda. La storia di Paolo e del suo faticoso cammino per uscire dalla povertà, viaggia in parallelo con la storia di Vito che crede nelle ideologie. Il trascorrere degli anni muta le scale valori ed anche gli ideali crollano. Paolo e Vito diventano, come molte altre persone che hanno attraversato gli ultimi cinquant'anni di storia, orfani di ideali. Vivranno solitudini diverse dove anche la vera indole umana prevaricherà la razionalità e li condurrà a scelte che mai da giovani avrebbero immaginato. L'importanza del denaro, in una società materialista come la nostra, dove possedere significa valere, indipendentemente da meriti oggettivi, conduce persone di sani principi a scelte lontane da qualsiasi morale. Entrambi pagano un prezzo altissimo ad una società che, nel tempo, ha cancellato la parte migliore di quando erano ragazzi, rendendoli cinici fino ad un odio meditato che conduce all'omicidio. Solo davanti alla tomba dell'amico di un tempo, il viso di un bimbo, porta la pace. E' il nipotino che il nonno non ha mai conosciuto.

Le ultime luci della sera

6 Settembre 2015

"Una storia che non si farà dimenticare facilmente." (Il rifugio degli esordienti - un commentatore del libro) "C'è sempre quell'impressione, sullo sfondo, di avere come una bomba che ticchetta e che sta per esplodere." (Bruno, un lettore) "Le ultime luci della sera" è nato da un'immagine. Un ragazzino inginocchiato di fronte a un'edicola sacra, con la testa china e le mani congiunte in segno di preghiera. Una scena forte, la stessa con cui si apre il romanzo e che racchiude in sé una delle tematiche portanti della storia: l'interpretazione distorta dei precetti cristiani. Quel ragazzino, dall'altisonante nome biblico, Elia, piano piano, ha assunto precise fattezze e tratti caratteriali, fino a diventare uno dei motori del romanzo. "Ho peccato. «Inginocchiate, Elia.» Ho peccato, ha ragione papà. «Inginocchiate, che devi chiede perdono.»" Con Elia, da quanto racconta Elisabetta R. Brizzi, hanno poi fatto capolino gli altri protagonisti, Giulia, Gabriele e Giovanna. I gemelli sono facce della stessa medaglia, uniti da un legame indissolubile e disposti a sacrificare se stessi per proteggere l'altro dalla furia paterna. La loro è una vita segnata da regole e punizioni severe perché secondo la mente allucinata del padre "chi pecca deve chiedere perdono". E come lui, sono outsider, vivono ai margini per non dare nell'occhio, per nascondere segreti inconfessabili e per vergogna di mostrare alla società, persino agli amici, "come vivono". "«Dovremo sempre dire di no?» Gabriele, con la schiena contro il vetro, divenne serio. «A che ti riferisci?» «Ai passaggi.» «Non ci sono alternative.» «Potrebbero anche non fare storie mamma e papà.» Il ragazzo corrugò le sopracciglia. «Giù, non voglio che vedano come viviamo.»" L'ambientazione è quella di Latina, la città dove Elisabetta è cresciuta e dove vive. Una città che si presta bene alla storia per la sua topografia e per essere circondata da mare, campagna e zone boschive. A dominare su tutto, però, è proprio la campagna, i campi di frumento scottati dal sole, nei quali Elia corre da ragazzino e sui quali si ritrova a lavorare da adulto proseguendo lo stesso mestiere del padre. Anche la casa è la stessa dei genitori e il restare a vivere là diventa la rappresentazione più viva di un passato che si ripete una generazione dopo l'altra. Una casa che invece di essere il luogo sicuro per eccellenza, quello in cui i figli dovrebbero potersi rifugiare, diventa prigione e agonia. Un incubo da cui scappare. "Gabriele sedé sul pavimento con la testa rivolta al soffitto. «Prima o poi ce ne andiamo via.» Giulia, accucciata contro la porta, si soffiò il naso con un asciugamano. «E quando?» «Presto, appena ci diplomiamo.» «È una promessa?» «È una promessa.» Rimasero in silenzio, cullati dal rumore della pioggia." Il passato, per l'appunto, è l'altra tematica de "Le ultime luci della sera". Un replicarsi di giorni uguali e di eventi che hanno segnato, irrimediabilmente, la vita di ogni singolo personaggio, Elia su tutti. L'autrice ne porta a conoscenza il lettore una pagina dopo l'altra attraverso digressioni narrate al tempo presente per conferire alle stesse una maggiore immediatezza e un impatto emotivo più intenso. Alcune di esse, in particolare, lasciano il segno. "«Pa’… pa’ non… non è vero… io… io…» «Stai zitto!» Tommaso squadra il figlio dalla testa ai piedi. Dà una rapida occhiata dietro di sé. Gli sputa addosso e si allontana, ricomponendosi. Elia resta fermo per un po’, dopo si appoggia al muro e si lascia scivolare sul pavimento. Tira le gambe al petto e ci nasconde il viso." Il libro è suddiviso in sei parti e il titolo dato a ognuna è un'indicazione di ciò che avverrà. Ad apertura di ogni parte, inoltre, sono posti i flash back. Ed è proprio attraverso questi ultimi che veniamo a conoscenza dei "perché" celati nei comportamenti dei protagonisti. Un'ulteriore prova che ciò che siamo deriva da ciò che abbiamo vissuto. Lo stile di Elisabetta è asciutto sebbene abbia punte di liricità. Non ci sono "riempitivi", ogni scena accade per una precisa ragione. Un motivo che emerge andando avanti con la lettura. La sua bravura sta anche in questo. Nella capacità di tenere il lettore incollato alle pagine, di stimolare in lui la voglia di andare avanti perché arrivare alla fine del libro è l'unico modo per "capire" davvero ogni cosa. Da citare anche le descrizioni, realistiche e in grado di focalizzare subito l'immagine dell'ambiente. Chi non conosce Latina non farà fatica a immaginarla mentre chi ci vive riconoscerà subito i luoghi. In questo romanzo la parola si fa cinepresa, è un vero film sulla carta. "Ondeggiano i campi di granoturco disturbati dal vento. Il loro fruscio s’insinua nella pace della campagna e la distorce. Un passo dopo l’altro, Elia oltrepassa il cancello della sua proprietà e si avvia verso casa con la cartella sulle spalle. Il sudore, sciolto sulla fronte, gli si annida nell’incavo del collo bagnando il colletto della maglia. Raggiunge il portico, sale il primo gradino e si ferma voltandosi all’ingresso della stalla. Suo padre è un’ombra tra le vacche. Sposta lo sguardo all’edicola sacra coperta dal sole. Indugia sul Gesù in croce e poi entra nell’abitazione. Posa la borsa sul divano. La sala è vuota. La quiete assoluta." Elisabetta ne "Le ultime luci della sera", opera costata un lungo lavoro di stesura e revisione, affronta situazioni e temi scottanti. Dagli abusi alle violenze domestiche, alla religione, all'omosessualità, arrivando a realizzare un'opera coraggiosa e intensa, in cui trascina il lettore nei lati più biechi della natura umana. Non edulcora niente, non risparmia niente. Ci fa vedere tutto, mettendoci di fronte ai mostri che spesso si nascondono dietro le facce benpensanti della gente. Dopotutto, come lei stessa ama dire, "quando scrivo m'immedesimo completamente nei personaggi, mi ci immergo dalla testa ai piedi, senza paura di sporcarmi le mani". E se leggerete "Le ultime luci della sera" non potrete che essere d'accordo con lei.

Carta da Zucchero a Bologna (Libreria Trame)

2 Luglio 2015

Di qua e di là dal muro, Carta da zucchero racconta la storia di una famiglia e della sua fuga dalla Germania Est poco prima della costruzione del muro di Berlino, nel 1961. Testimone di questo e di altri episodi è la figlia, che raccoglie i ricordi dei familiari, abituati a ritrovarsi intorno a un tavolo per ricostruire il proprio passato, per cercare di superare mentalmente sia “il muro” sia quel senso di smarrimento causato dall’esperienza di essere profughi nel proprio paese. Così una piccola nave d’argento, l’automobile dell’infanzia nella Repubblica Democratica Tedesca, ma anche le buste color carta da zucchero che il nonno portava a casa dal mercato, non sono più semplici oggetti: su di loro si sono sedimentate esperienze ed emozioni che nel racconto
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