Letture d'Oriente #1: “Banana Yoshimoto e la cultura shōjo degli anni ‘80”

6 Settembre 2013

 

libri dorienteGli avvenimenti ed i fattori che caratterizzarono gli anni ’80 ebbero inizio con lo scoppio del boom nel campo del consumismo che portò ad una crescita economica troppo elevata anche dal punto di vista letterario. In questo periodo cambia l’immagine dello scrittore che non si presenta più come una persona lontana com’era anni prima, ma come un individuo poco accademico, informale e “pop”.

 

Il lettore acquisterà i romanzi di quel determinato autore presentati, al pubblico, come frammenti di una parte di vita dello scrittore stesso, nonostante in realtà sia tutto un “racconto fittizio”. Un altro fattore che caratterizzò la letteratura giapponese in quegli anni, fu lo stretto legame che nacque fra arti visive e scrittore stesso. Un esempio lampante di quest’ultima affermazione può essere la collaborazione che si ebbe fra Banana Yoshimoto e colei che illustrò le copertine dei suoi libri: Nara Yoshitomo. Si creò quindi in questi anni un sodalizio d’immagini che portò anche ad uno sviluppo più forte degli anime e dei manga.

La letteratura degli anni ’80 presenta un rapporto molto forte visto dalla prospettiva di Banana Yoshimoto verso l’universo manga, in particolare verso quel target che conosciamo con il nome di shōjo manga, di cui citerò nello specifico due titoli.

spiccy 1    LA PRINCIPESSA ZAFFIRO (リボンの騎士 – Ribon no kishi). Una delle opere più famose del maestro Osamu Tezuka (conosciuto per Astro Boy), pubblicata in patria da Kodansha fra il 1953 ed il 1956 ed in Italia da Hazard edizioni nel 2001. Fu il primo manga in assoluto ad ottenere una trasposizione animata. La storia si sviluppa in un mondo del tutto fiabesco, dove la giovane principessa deve fingersi maschio per poter ereditare il regno come erede al trono. Un inganno verso il popolo che prenderà il via sin dal momento della nascita della bambina, in quanto nel regno vige una determinata legge di successione (la Lex Salica) che, essendo femmina,  le impedirebbe di regnare lasciando il trono al cugino del re, un uomo profondamente malvagio. È una fiaba avventurosa dove il bene cerca di avere la meglio sul male e dove si possono trovare, nel personaggio di Zaffiro, ruoli di genere e scambi di ruoli di genere.

 

2.      LE ROSE DI VERSAILLE (べルサユのばら- Bersaiyu no Bara), conosciuto in Italia con il titolo “Lady Oscar”, è unspiccy 3 manga di Riyoko Ikeda, pubblicato in patria da Shūeisha fra il 1972 e il 1974, mentre da noi ha avuto una vita un po’ travagliata, passando inizialmente fra le mani di Fabbri Editori, Planet Manga, D/Visual ed infine Gp Publishing. A differenza del titolo precedente che essendo più datato non tutti potrebbero conoscere, non mi soffermerò sulla trama, in quanto tutti quanti -suppongo- conoscono le vicende che coinvolgono la vita di Madamigella Oscar, comandante delle guardie della Corte Imperiale di Francia di Luigi XV e protettrice della Regina Maria Antonietta d’Austria. Anche da questo manga è stata tratta una serie anime in Italia particolarmente censurata: molti dei dialoghi vennero modificati, appiattiti o del tutto reinventati, in particolare quelli che riportano all’equivocare l’identità sessuale di Oscar che, come sappiamo, per volere del padre, deve comportarsi  come un maschio nonostante in cuor suo lei sia una giovane donna a tutti gli effetti. Nella versione giapponese nessuno conosce la verità, infatti tutti le si rivolgono chiamandola “Colonello/Signore/Oscar”, invece in Italia spesso sentiamo “Madamigella”. Ovviamente furono tantissime altre le censure di cui il Moige si occupò, ma quelle sopra citate furono le principali, nonché quelle  che portarono anche ad una modifica, a tratti, del filone “logico della trama”.

Il tema principale che lega fra loro queste due opere manga, e che verrà ripreso in seguito anche da Banana Yoshimoto, è l’ambiguità sessuale, forse uno dei temi che principalmente caratterizzano in generale i mangashōjo di quegli anni (oltre ai volti infantili delle protagoniste ed agli occhioni grandi e lucenti). Il discorso dell’ambiguità sessuale si può vedere anche come una traccia  che riporta a racconti di formazioni (pricipalmente in Lady Oscar) ed un tema molto sentito e diffuso nel Giappone di quegli anni perché a partire dal decennio successivo (anni ’90) si avrà una perdita del punto di riferimento nella famiglia, che diventa una società giovane che non si trova più nei modelli tradizionali precedenti.

In letteratura il tema dell’ambiguità sessuale si può trovare all’interno del romanzoKitchen” della Yoshimoto.

キッチン (Kitchin): questo il titolo originale del romanzo, pubblicato in Giappone nel 1988 per conto di Fukutakespiccy 2 Publishing Co. e arrivato in Italia nel 1991 grazie a Feltrinelli, libro che divenne subito un caso letterario. La storia narra le vicende di Mikage Sakurai, del suo rapporto con la morte e di quanto quest’ultima l’abbia portata a provare un forte amore verso la cucina, il luogo degli affetti dove da sempre la famiglia si riunisce. Kitchen è un’intera confessione di solitudine, una continua ricerca di uno spazio privato dove tentare di vivere in conformità ai propri valori. Ti fa provare e vedere, assieme a Mikage stessa, quanto, nonostante si cresca, lo spirito possa continuare a mantenere uno sguardo del tutto innocente sul mondo anche attraverso lo stupore, ovvero la capacità di abbandonarsi totalmente alla suggestione (elemento tipico dei bambini) e quanto la forza della nostalgia, sentimento che domina questo come i successivi racconti e romanzi della Yoshimoto, sia strettamente collegata alla crescita della persona stessa.

Si è parlato spesso dell’influenza esercitata su Banana dallo shōjo manga, influenza che lei stessa ha ammesso. Possiamo trovarne molti e lampanti esempi all’interno dell’opera; una frase in particolare è quella con cui Makage commenta la morte della nonna: <<sono rimasta di stucco>>; tipico linguaggio manga che comunica la sorpresa.

Non limitiamoci però ad attribuire l’influenza shōjo alla Yoshimoto solo in base al linguaggio; infatti i suoi romanzi ed i suoi racconti riflettono la crisi dei ruoli sessuali tradizionali ed intendono offrire, proprio come il fumetto per ragazze, lo spunto per una riflessione ed un ripensamento dei concetti di virilità e femminilità all’interno della società giapponese. In particolare il personaggio di Eriko, la madre transessuale di Yūichi, rappresenta l’estremizzazione di questo gioco dei ruoli e diventa il perno di un modello familiare alternativo, sicuramente non tradizionale e proprio per questo ricco di calore. Ma anche i due protagonisti Yūichi e Mikage interpretano in modo nuovo il proprio ruolo sessuale: Yūichi è un maschio non aggressivo, sensibile ed ironico che ricorda la figura degli eroi negli shōjo; Mikage è dolce, piena d’iniziativa e determinazione. Tratti questi che rimarranno inalterati anche nelle opere successive dell’autrice.

Kitchen determina il boom della scrittrice, l’esplosione di quello che è stato definito il “fenomeno Banana” (Banana genshō), che in vent’anni le ha fruttato molti libri di successo e chissà quanti ancora usciranno dalla sua penna negli anni a venire.

Per alcune delle informazioni inserite ci si ricolleghi a: "La narrativa giapponese moderna e contemporanea" a cura di  Luisa Bienati e Paola Scrolavezza