"La ballata dei precari. Guida di sopravvivenza per trentenni", S. Lombardo

1 Luglio 2013

ballata precari"E forse il grottesco è l'unico modo rimasto per parlare con sincerità del precariato (...). Parlare alla testa attraverso la pancia, e alla pancia attraverso la testa. Per arrivare al cuore."

Titolo: La ballata dei precari. Guida di sopravvivenza per trentenni.

Editore: Miraggi - collana Golem

Pagine: 128

Brossura con sovracopertina

Costo: Euro 12

"E forse il grottesco è l'unico modo rimasto per parlare con sincerità del precariato (...). Parlare alla testa attraverso la pancia, e alla pancia attraverso la testa. Per arrivare al cuore."


La ballata dei precari inizia con questa arguta nota dell'editore Alessandro De Vito.

Si tratta di suggerire quale dovrà essere il nostro approccio da lettori? O invece si tratta di scusare il tono canzonatorio con cui viene trattato il tema in tutto il libro?


L'autrice Silvia Lombardi parla della sua esperienza di precaria nel lavoro.

Il libro è costituto di mini racconti, uniti dal fil rouge che è il tema di ogni capitolo: famiglia, amore, rapporti lavorativi, parenti… Si leggono mini episodi, battute, situazioni frequenti (o che nel nostro immaginario dovrebbero esserlo), come fossimo di fronte ad un blog. Silvia Lombardi infatti nasce come blogger: il suo spazio virtuale raccontava delle sue disavventure quotidiane, di fronte alla precarietà lavorativa, familiare, affettiva. Da questa esperienza via web passa alla scrittura cartacea, grazie all’opportunità data dalla Miraggi.

Ho letto col sorriso sulle labbra molti episodi (ad esempio la festa dei parenti in cui arrivano domande scomode e c’è sempre il cugino più intelligente, arrivato, che ha già messo su famiglia), mi sono ritrovata in molti episodi ed altri li ho riconosciuti come verosimili.

Alcuni episodi però li ho vissuti come frutto di luoghi comuni, veicolati dal racconto breve, dalla battuta facile. Certamente si possono utilizzare i luoghi comuni per più scopi: sdoganarli o cavalcarli, con la faciloneria con sui si prestano ad essere utilizzati. A tratti forse ho scovato quest’ultimo mio timore (ad esempio quando si parla di palestre: sono frequentate soprattutto perché sono veicolo di conoscenze, oppure quando vengono delineate le tipologie dell’uomo perfetto).

Probabilmente questa “Guida di sopravvivenza per trentenni” è un libro pensato dall’autrice per portare il suo punto di vista, la sua esperienza, canzonare certe situazioni da lei vissute, probabilmente per esorcizzarle e suscitare ilarità.

Senza dubbio si tratta di un libro godibile, leggero; forse però -ma do voce alla mia sensibilità- il tempo delle trasposizioni di blog in formato cartaceo è finita. C’è stato il boom dei libri tratti da diari virtuali anni fa: ora li leggiamo direttamente e crediamo forse che il blogger possa funzionare nel suo contesto di nascita.

Naturalmente sperimentare su carta l’immediatezza, la brevità, l’episodio flash sicuramente possono essere interessanti. Il libro però ha la staticità delle pagine, non la fluidità della pagina web e manca sicuramente l’interazione con l’autrice.

Non per questo il libro risulta vuoto o privo di momenti di riflessione: sono certamente una parte presente, anche se si predilige la descrizione di situazioni-tipo in cui si viene a trovare il precario. Si racconta di una precarietà che porterà a instabilità nella vita di tutti i giorni, di impossibilità di avere una indipendenza economica, familiare e quasi personale. Il mio sorriso alla fine ha sempre avuto un forte retrogusto di amarezza.

In sostanza, a mio modesto parere, siamo di fronte ad un libro che a volte generalizza, semplifica e caricaturizza certe situazioni, ma sicuramente siamo pienamente nel target delle guide. Se prendessimo con una certa serietà tutte le guide, comprese le turistiche probabilmente, scopriremmo che nessuno può guidare nessun altro, che non si hanno ricette preconfezionate o precostutite da applicare alle vite altrui. Senso d’ironia e capacità di prendersi poco sul serio sono dunque ingredienti fondamentali per leggere questo libro e cogliere quel che può offrire.

Una nota meramente estetica: la sovracopertina. Deliziosa carta color sabbia, simil carta da pacco. L’unica sovracopertina di cui non mi sono –irosamente- disfatta in tutta la mia carriera di lettrice.