Inja Bungaku: Quando il Pennello svela il pensiero - Letture d'Oriente #7

10 Aprile 2014

Si parla di Inja bungaku (letteratura del romitaggio), quando ci si riferisce alla persona; inja, infatti, è colui che si nasconde, l’eremita o il sant’uomo che cerca rifugio all’interno della natura. La letteratura del Periodo Kamakura libri doriente(1185 -1333) fu spesso protagonista di componimenti redatti da intellettuali che, nell’arco della loro vita, decisero di prendere i voti e vivere in solitudine e meditazione. Fra tutti si ricordino: Kamo no Chōmei col suo Hōjōji (Ricordi di un eremo) e Yoshida Kenkō col suo Tsurezuregusa (Ore d’Ozio). Entrambe le opere, come il più datato Makura no sōshi di Sei Shōnagon (Note del guanciale) di Epoca Heian, appartengono al genere degli zuihitsu, letteralmente <<seguire il pennello>>, ovvero lasciar correre la mano in modo che verga i caratteri a seguire i propri pensieri, è quindi uno zibaldone di pensieri, brandelli di ricordi, appunti, divagazioni del tutto buttati giù a caso.

 

Genere molto amato sia all’epoca che oggi, in quanto permette all’autore, in maniera molto semplice e veloce, di esprimere i propri “concetti” senza doversi troppo soffermare sul fattore contenutistico: infatti gli zuihitsu presentano la caratteristica principale di cambiare improvvisamente argomento senza nesso alcuno con quanto precede, e può invece seguire un proprio “itinerario” costante. Possono essere appunti giornalieri, riflessioni, rielaborazioni di antiche leggende, puntuali osservazioni sui mutamenti della natura, pettegolezzi di corte, recriminazioni sul buon tempo passato, giudizi su opere altrui (molto spesso all’interno di Ore d’ozio, vediamo richiamo a quella che fu la letteratura di epoche più antiche, o anche contemporanee a Kenkō, sia giapponesi che cinesi), elenchi di posti famosi o di cose utili, o spunti per meditazioni filosofiche.

copertine libri

Lo Tsurezuregusa徒然(Ore d’Ozio, letteralmente: Appunti presi durante i miei ozi contemplativi) si presenta, a differenza delle Note del Guanciale di Sei Shōnagon, come un’opera del tutto frammentata. Il titolo dell’opera deriva da “tsurazure” (ozio, contemplazione) e “kusa” (erba) che nei vari composti (guza) indica la scrittura a filo d’erba, cioè quella scrittura che vede il pennello mai staccarsi dal foglio. è composto in totale da 243 brevi sezioni di argomento vario redatti, intorno al 1330-1331,  durante un periodo di completa solitudine dell’autore in una capanna sui monti. Totalmente redatto in prosa (nonostante le rare presenze di brevi waka di epoche passate, poesie) e per la sua profondità e raffinatezza dei contenuti, è un’opera ancora molto amata in Giappone e non solo. In Italia ne esistono quattro diverse edizioni, quelle che però vi consiglio di più sono: a partire da una costosa SE (che è quella in mio possesso e posso garantire la completezza del prodotto fra opera di per sé, note e postfazione finali davvero esaustive), seguita dall’Adelphi, fino a giungere ad una più alla portata di tutti dell’Oriente Universale Economica Feltrinelli

L’Hōjōki 方丈 (Ricordi di un eremo, 1212) è un breve testo e capolavoro di quella che è la letteratura del romitaggio. Kamo no Chōmei apparteneva ad una famiglia di rango molto vicino alla corte, ed iniziò la sua carriera letteraria all’interno dell’ufficio della poesia imperiale anche se, in realtà, la sua eredità famigliare doveva portarlo a sostituire il padre in un’alta carica del clero shintoista, diamo colpa a vari “intrighi secondari” se questo non avvenne. La delusione per il non essere scelto, lo portò a ritirarsi in solitudine ed a comporre, così, l’Hōjōki.

YoshidaKenkoPossiamo suddividere l’opera in due parti distinte: una prima in cui ci viene descritta la desolazione della capitale a seguito delle guerre Genpei ed in seguito anche a quelle catastrofi naturali che paiono confermare l’anima del mappō (ultimi giorni della legge, è una convinzione buddhista). Queste catastrofi furono in totale cinque: incendio (1177), tifone (1180), spostamento della capitale da Heiankyō (attuale Kyōto) a Fukugahara, carestia e pestilenza ed infine un terremoto (ne ho accennato anche nell’articolo su Fukushima); sembra quasi di entrare in sintonia coi sentimenti del compositore stesso nel momento in cui ci ritroviamo a leggere questi avvenimenti. La seconda parte, invece, ci mostra quella che fu la vita solitaria, all’interno di una capanna costruita con un determinato scopo: attuare il suo senso di ritiro, sia fisico che spirituale grazie alla presenza di strumenti musicali, testi poetici, ma soprattutto testi sacri.

Fu una delle prime opere ad ottenere una traduzione nei paesi occidentali, in Italia si ricordi quella della Marsilio della collana Mille Gru.

Per alcune delle informazioni inserite ci si ricolleghi a: "La narrativa giapponese classica. Vol. 1" a cura di  Luisa Bienati e Boscaro Adriana & "Letteratura giapponese. Vol. 1: Dalle origini alle soglie dell'età moderna."