Letture d'Oriente #2 Kenzaburō Ōe e il romanzo d’esperienza: Il bambino scambiato

11 Ottobre 2013

libri dorienteChi non ha mai sentito nominare Kenzaburō Ōe? Un nome che all'interno della letteratura, non solo giapponese, ha saputo parecchio farsi notare.
Nasce in un piccolo villaggio dello Shikoku nel 1935 e la sua letteratura, come quella del suo predecessore Mishima, fu profondamente segnata dall'esperienza bellica. Anticonformista e provocatorio da sempre impegnato sia nel dibattito intellettuale che in quello politico, è una delle voci più rappresentative del Giappone Contemporaneo, coscienza scomoda di un paese restio ad affrontare il lato oscuro della propria storia.


Le sue storie, che colpiscono inizialmente il lettore per la presenza d'immagini crude e talmente devianti e per l'impatto narrativo stratificato e complesso, nascono dalla fusione della riflessione politico-sociale con l'esperienza personale, e trovano espressione in uno stile che conserva la forza comunicativa della tradizione orale coniugata all'energia del realismo grottesco del Batchin (filosofo, critico e storico letterario russo).

La resa del Giappone del 15 Agosto 1945 provocò una serie di emozioni contraddittorie in Ōe, in senso di umiliazione e nello stesso tempo di liberazione, tanto che già nei primi lavori non esita a puntare il dito contro il proprio paese per la chiusura mentale e l'etnocentrismo che sconfina nella xenofobia e mai smette, nelle opere di narrativa come nei numerosi saggi, di sottolineare come il paese sia lontano dall'aver davvero abbracciato gli ideali democratici. Una contraddizione profondamente sentita, nel continuo oscillare fra i poli opposti della rabbia e della nostalgia, un'ambiguità che -come una ferita che non si rimargina- tornerà nel titolo del discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel nel 1994. Inizia a pubblicare, in questi anni, i primi racconti e nel 1958 vince il Premio Akutagawa con 飼育 Shiiku (Animale da Allevamento) segnando l'inizio della sua carriera letteraria e poi nel 1965 si dedicherà alla raccolta di saggi ヒロシマ.ノートHiroshima nōto (Note su Hiroshima). Definiti "pastorali" dai critici, i primi scritti ambientati nello Shikoku sono in forte contrasto con i successivi che presentano un'ambientazione metropolitana ed affrontano in modo più diretto i temi politici.

Successivamente, ci fu una frattura nel percorso letterario di Ōe, che coincide con un passaggio drammatico della sua vita: la nascita del primo figlio affetto da malformazione celebrale. Quest'ultimo rimarrà per lo scrittore una fonte inesauribile d'ispirazione, tuttavia non per questo abbandonò il precedente interesse politico, né l'ambientazione "pastorale". Spesso i tre temi si combinano in un perfetto equilibrio fra interesse politico ed elemento autobiografico, rappresentato a volte dal suicidio dell'amico che apre la narrazione e, ancora una volta, dalla nascita di un figlio affetto da handicap (entrambi presenti nel nostro caso). Molto spesso, nei romanzi successivi, Ōe rielabora questo stessi temi, talvolta con l'aggiunta di elementi fantastici che si risolvono in visioni apocalittiche, e continua nell'impegno che lo spinge ad affrontare nella narrativa come nei saggi problematiche di scottante attualità. Un esempio può essere 宙返り Chūgaeri (Il salto mortale) incentrato sui pericoli del fanatismo che si nascondono nell'ossessiva ricerca della fede, in un mondo sempre più corrotto dall'egoismo e dal cieco perseguimento della ricchezza materiale. Altro esempio può essere il libro di cui andrò ora a parlare più nello specifico ovvero: Il bambino scambiato.

9788811683797 il bambino scambiato取り替え子 (チェンジリング) Torikae ko (Chenjiringu), (Changeling), questo il suo titolo origi-nale, è un romanzo del 2000 giunto da noi solo quest'anno (2013) grazie a Garzanti.
Romanzo molto particolare che prende in analisi molti spunti di riflessione diversi fra loro ma che, pagina dopo pagina, troveranno un nesso logico ed un punto di accordo l'uno con l'altro.
E' la storia dell'amicizia fra Chōkō Kogito e Hanawa Gorō, che troverà la sua fine per colpa di un improvviso suicidio da parte di quest'ultimo. Il loro rapporto sembra finito per sempre, se non fosse per il fatto che prima di morire Gorō fece recapitare all'amico un Tagame (registratore) con una serie di cassette in cui sono state registrate alcune confessioni che farà in gran segretò dall'aldilà all'amico stesso.

Tutto ciò che circonda il protagonista è un richiamo all'amico defunto: ogni oggetto, persona e perfino sensazione sono la chiave che richiamano alla mente, in maniera del tutto lineare e precisa, la figura di Gorō. I suoi pensieri sono sempre rivolti a lui, anche quando si ritrova a doversi allontanare da Tōkyō per raggiungere Berlino (dove insegnerà all'università). Qui non sarà in possesso del suo Tagame e quindi la sua intera mente lo riporterà indietro negli anni a rivivere momenti in cui, assieme all'amico, si parlava di cultura, in particolare di quella cultura che a loro piaceva tanto e che riempiva le loro giornate. I loro lunghi monologhi continuavano ancora anche senza Tagame, come se in realtà quell'oggetto non fosse, come pensava Kogito all'inizio, una porta che si apre verso l'aldilà ma fosse lui stesso la chiave che mette in contatto i due mondi.
Preso particolarmente in causa è il "problema" della yakuza (la mafia giapponese) che sembra avere un ruolo fondamentale con la morte di Gorō oltre che riportare ad un forte richiamo di quella che è la società giapponese: una società del tutto corrotta.
Nonostante anche la figura di Kogito sia molto sentita e "narrata" all'interno dell'opera, in particolar modo ci vengono spesso raccontati momenti molto delicati della sua vita e di quella della moglie Chikashi e di quello che hanno provato e passato nel momento in cui hanno scoperto l'anormalità del figlio Akari, tutto quello che lo riguarda personalmente passa in secondo piano, si eclissa, in quanto Gorō è importante e spicca come un sole sempre e costantemente sopra a tutto.
Il continuo pensare all'amico si fa sempre più forte man mano che ci si avvicina alla fine del romanzo, come se la realtà ormai non esistesse più ed il sogno fosse la vera realtà. Siamo in un gioco dettato da regole decise già da avvenimenti del passato e che ha portato entrambi i protagonisti a diventare quello che sono (Kogito) e che erano (Gorō), in modo che in un futuro non predefinito la verità venga raccontata al mondo tramite quello che sapevano fare meglio: le pagine di un libro o la pellicola di un film. Legati per l'eternità nella vita e nella morte.
E' una storia alla continua ricerca di risposte che intreccerà il suo viaggio con una leggenda europea, il changeling appunto, e con un libro per l'infanzia di Maurice Sendak.
Se c'è una cosa che ho particolarmente apprezzato è il continuo inserire, all'interno dell'opera, riferimenti ai suoi romanzi e racconti precedenti ed accenni alla sua vita reale passata, anche se da come vengono raccontati il lettore, se non è mai entrato in contatto con lo scrittore, farà fatica a distinguere dove il sottile velo della verità si attorciglia con quello del fittizio: l'immedesimarsi in prima persona in Kogito, che è il suo Alter ego, e l'avergli "donato" un figlio diversamente abile" ma talentuoso nella musica, proprio come la vita l'ha donato a lui, è stato davvero molto toccante. Oltre a ciò è presente anche, all'interno del romanzo, un evidente riferimento al discorso che l'autore stesso ha pronunciato nel 1994 in occasione della consegna del Premio Nobel per la Letteratura.
Questo libro è un intero viaggio fisico, ma soprattutto mentale, nella vita e in quell'esperienze che quest'ultima ci può riservare, sia che esse siano positive o negative.

Dal punto di vista letterario, il risultato più importante ottenuto da Ōe è quello di essere riuscito a forzare i limiti del romanzo autobiografico, riformulandolo come genere compatibile con delle diverse oe.190vvoci narrative e degli eventi storici, è rimasto sempre fedele a quell'ambiguità che ha caratte-rizzato le sue opere fin dagli esordi, preferendo introdurre la riflessione piuttosto che le risposte.

Per alcune delle informazioni inserite ci si ricolleghi a: "La narrativa giapponese moderna e contemporanea" a cura di  Luisa Bienati e Paola Scrolavezza