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Due chiacchere edificanti con .... Gianluca Mercadante !

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Gianluca-Mercadante f0yweg32

Dopo la lettura del libro, non di esordio, di Gianluca Mercadante "Caro scrittore in erba" edito da Las Vegas Edizioni, nutro la voglia di conoscere meglio questo brillante scrittore italiano.

Ecco cosa ne è uscito dalle mie curiosità e dalla sua disponibilità al gioco... grazie ancora Gianluca !

Ah dimenticavo, in data 14 febbraio, è uscita una mia recensione in  merito al libro "Caro Scrittore in Erba ...", vi consiglio di dare un'occhiata per capire di chi e cosa stiamo parlando !

Il tema della scrittura a te caro: come hai iniziato e soprattutto ti ricordi quando ?

Ci sono due inizi. Uno, quello editoriale, che risale alla fine degli anni Novanta. Abitavo a Milano e bazzicavo gli ambienti letterari del posto, a caccia di autori da intervistare, per conto delle riviste di settore per le quali collaboravo. M’imbattei così in Andrea Carlo Cappi, che all’epoca aveva appena terminato la curatela di un’antologia, “Città Violenta?, che di lì a breve sarebbe uscita presso l’editore Addictions, scatenando per altro un piccolo caso editoriale. Preda della più assoluta incoscienza, gli sottoposi un mio testo. Cappi mi telefonò pochi giorni dopo: aveva fermato le stampe dell’antologia, ci sarebbe stato un racconto in più. Il mio. Ho esordito accanto ai nomi di Lucarelli, Rigosi, Pinketts, anche se negli anni successivi ho cercato di staccarmi da dosso l’etichetta di “noirista?. Non so se ci sono riuscito. Stando al parere di chi ha letto “Cherosene?, un mio libro del 2010, no.

Il secondo inizio è da bambino: disegnavo i fumetti che avrei voluto poter comprare, l’economia famigliare di allora non consentiva un grande potere di acquisto nei generi di svago. Credo sia in qualche modo partito tutto da lì, dal desiderio di stupire me stesso raccontandomi delle storie. Il resto è arrivato pian piano.

 Perché la scelta di rivolgerti  “agli scrittori in erba? ?

Perché desidero evitare che altre persone abitate dalla voglia di stupire se stesse possano, accecate dall’entusiasmo, ingozzarsi di bocconi amari com’è successo a me. L’editoria è un’industria, i libri ne sono il prodotto. Scrivere non è uno stato di grazia, qualcosa che ti rende figo agli occhi degli altri. Scrivere è un mestiere, talvolta nemmeno così tanto artistico rispetto a come appare dal di fuori. C’è una differenza ben più che sostanziale fra un artista e un impiegato: quando determinati autori sorgono dal nulla, seguendo la scia di un filone di successo partito dall’America, o dalla Svezia, o dalla Francia, è perché i loro testi nascono da precisi progetti editoriali studiati nei minimi dettagli a tavolino, non da necessità di natura più viscerale, più impellente. Per sopportare tutto questo, e guardare avanti senza mai perdere di vista l’obiettivo, c’è bisogno di un’armatura. Io me la sono fatta, ma data la fatica che ci vuole, mi piace pensare che potrei aiutare qualcun’altro a costruirsela prima di uscire di casa. O dal cassetto, se preferisci.

Quali sono le caratteristiche che pensi si debbano avere per diventare uno scrittore ?

Egocentrismo e umiltà. Se pretendi che il tuo nome venga stampato su una copertina, non fare troppo il modesto, a chi vorresti darla a bere? Ma l’egocentrismo può – e deve – diventare uno strumento di lavoro, qualcosa che si accende e si spegne a comando. Quando farai presentazioni, quando t’intervisteranno, non puoi permetterti di andare in ansia: si va in scena, accettalo, sii docile. Nessuno ti ha supplicato di scrivere il tuo libro, perciò adesso sostienilo nel suo percorso, è tuo dovere farlo, e abbi l’umiltà di assumerti le giuste responsabilità in merito ai contenuti di cui, sempre per tua sola volontà, ti sei occupato. Anche l’umiltà è uno strumento: quando è ora di rimettere le mani sul testo, quando è ora di riscrivere per la ventitreesima volta la medesima scena, quando è ora di buttare via interi paragrafi, interi capitoli, nonostante tu ci abbia perso le notti a farli funzionare. Ecco, se in questa fase ti accorgi di non essere umile abbastanza, se in questa fase continui a credere che dal tuo vomito prendano vita gli universi, lascia stare. Non è roba che fa per te, la scrittura.

Del panorama attuale letterario, cosa ne pensi ?

Giuseppe Culicchia, in un suo testo recentemente uscito ("E così vorresti fare lo scrittore" - Edizioni Laterza) e in cui si parla molto in profondità di editoria, fa un appunto interessante: in Italia escono 55.000 titoli \l’anno – e solo nella grande editoria, senza quindi contare i piccoli. Le statistiche, d’altro canto, sostengono che l’attuale tasso di analfabetismo in Italia sia paragonabile a quello che si registrava al termine dell’ultimo conflitto mondiale. A fronte di questi dati, cosa posso pensarne del panorama attuale? Non lo vedo, un panorama. Vedo un cane. Un cane che si morde la coda.

C’è qualche scrittore o scrittrice del passato o del presente in cui ti vorresti “incarnare? ?

Per carità, no. Per me sono miti. E i miti si lasciano sul piedistallo.

Quali sono le cose che ti emozionano di più nel tuo mestiere di scrittore ?

Le mail dei lettori. In modo particolare con quest’ultimo libro, “Caro scrittore in erba…?, sto ricevendo dimostrazioni d’affetto che non pensavo possibili. Per la prima volta da quando scrivo, e soprattutto da quando pubblicano i miei testi, sto vivendo la confortante sensazione di essere capito. E nessuna parola potrebbe rappresentare uno stato d’animo del genere meglio di un semplice, e carico, grazie. Qualunque altra aggiunta sarebbe fuffa. E la fuffa si taglia.

Pensi che la parte emozionale oltre all’esigenza interna di essere scrittore abbia la sua parte di responsabilità ?

Indubbiamente. Senza una sensibilità di base, che non nasce sulla pagina o per la pagina, ma fa parte di noi stessi, nessun libro potrebbe mai essere scritto, per quanto dozzinale sia la scrittura dell’autore, per quanto riciclate possano essere le sue presunte idee nuove. Per fortuna, però, i grandi gruppi dispongono di ottimi uffici marketing: un bel vestitino per copertina, un bel cartonato da piazzare in tutte le librerie, nei supermercati, negli autogrill, qualche passaggio televisivo mirato, un po’ di telefonate a critici “amici?, e tutto si aggiusta.

Lo scrittore: artigianato o fabbrica ?

Un mestiere artigianale al soldo di un’industria. Il guaio è che l’industria, con tutte le sue logiche, è necessaria all’artigianato della scrittura quanto l’artigianato della scrittura ha bisogno di servirsi di un’industria editoriale per poter esistere. È così che un libro diventa un prodotto. Ma non sempre lo scrittore resta un artigiano...

I tuoi libri preferiti di sempre …

Viaggio al termine della notte? di Céline, le opere di Calvino, Buzzati e Tondelli. Amo moltissimo Testori, soprattutto il primo Testori, e Pratolini. Mi diverto come un pazzo a leggere Joe R. Lansdale e Chuck Palahniuk, considero Aldo Nove il Kafka del Nuovo Millennio e nutro una sconfinata ammirazione per Antonio Moresco. Credo di averne saltati altri cinquemila circa, ma lo spazio è tiranno – e chi ama leggere lo sa molto, molto, molto bene.

Quando Gianluca Mercadante scrive non deve mai mancare … ?

Una finestra. Devo poter guardare fuori.

Abbinamento libro e odori ...

Muffa = Un qualsiasi finto romanzo storico scritto come un serial tv.

Torta = “Bad Chili?

Talco = “It?

Legno = “Il barone rampante?

Aria = “Il piccolo principe?

Metallo = “American Psycho?

 

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