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Intervista a Elisa Ruotolo

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ovunque

Finalista al Premio Strega 2014. Una donna che conosce bene l'uso delle parole e sa narrare storie meravigliose. Un'intervista che parla di passione per la scrittura e del suo libro "Ovunque, proteggici" edito da Nottetempo, che ha regalato forti emozioni. 

Una famiglia. Le scorribande. Chi narra di famiglie, ci mette dentro un po’ della sua ?

R: Spesso accade, ma con Ovunque, proteggici ho deciso di scomparire, di seguire le vicende che la storia mi suggeriva di volta in volta. Ho obbedito alla menzogna e al suo dipanarsi tenendola più cara della verità. L’unico aggancio col mio tempo e la mia vita è dato dalla foto che compare a un certo punto del romanzo, mescolata alla chincaglieria fantastica. Mai prima di adesso mettendomi da parte ho provato un godimento più autentico: la sensazione flaubertiana di infilare le perle nel filo senza perderne neanche una.

“Ovunque, proteggici?: una scritta in una macchina come corollario di un’immagine sacra. Cosa significano per lei in queste parole ?

R: Queste parole le ho spogliate del loro senso originario. Il mio è un romanzo laico, ma non per il necessario riflesso di un’interiorità. La protezione di cui parlo e che quasi chiedo per i miei personaggi (oltre che per il lettore – come spiego nel congedo) è quella che potrebbe nascere dall’incantamento prodotto dallo stile. Con Ovunque volevo narrare una storia che riuscisse a produrre un senso di paralisi nel tempo del lettore, fino ad appropriarsene con un gesto quasi autorevole. Non credo nei libri fatti per riempire l’ora che avanza.

Villa Girosa. Un luogo per descrivere una famiglia. Le case sono intrise di sentimenti e vite. Lei che rapporto ha con i luoghi ?

R: I luoghi sollecitano le storie. Sin da piccola ricordo che collezionavo foto di abitazioni e tentavo di partire da quelle mura, da quelle finestre disposte in un certo modo per tentare di capire chi avrebbe potuto abitarle. Villa Girosa, credo sia nata dal senso di smarrimento che avvertivo nell’accostarmi al romanzo venendo dal racconto; ma anche dal bisogno di dare un luogo adeguatamente spaesante a una genia che stenta a progredire ed è di volta in volta minacciata dall’estinzione.

Quale è il personaggio del romanzo, che sente più vicino a sé ?

R: Nessuno in particolare, eppure tutti li sento vicini come parenti assai prossimi. Mutatis mutandis potrei dire Lorenzo, per le sue piccolezze e le sue miserie; o forse Rosaria per le sue inquietudini invisibili. Tuttavia nessuno è me, come in fondo desideravo. 

Il suo rapporto con la letteratura, anche da lettrice. ruotolo

R: La letteratura, sin da quando ne fruivo da lettrice credo mi abbia salvato la vita. Mi ha permesso di vivere al doppio e non un tempo dimidiato; mi ha aiutato a ricomporre il mio caos (o almeno a ridurlo entro limiti tollerabili); mi ha fatto sperimentare il male senza morirne. Ma questa, come direbbe Fenoglio, è una questione privata. Oggettivamente non credo che la letteratura possa fare molto (tipo guarirci o renderci migliori), perché essa è ambigua; è imperfettibile e asociale; perché è faziosa e a volte poco umana. Tuttavia senza di lei quanto anguste e asfittiche sarebbero le nostre giornate. 

Un amore per la lingua italiana, per le belle parole e la bella scrittura. Un mondo carico di immagini ci regala attraverso questo romanzo. Quanto incide nel creare un’atmosfera questa bella ricerca linguistica ?

R: Credo (e spero) molto. L’amore per la lingua, il corteggiamento della parola e del giro della frase non sono attività peregrine, ma capaci di dare senso, di arginare l’inanità.

Quali sono i suoi autori/autrici preferite ?

R: I padri sono sempre, e per fortuna, tanti. Talvolta mi accorgo di citare anche autori letteralmente contrapponibili, ma credo sia anche naturale: da ognuno ho saccheggiato qualcosa in termini di lingua, di costruzione delle storie, di senso dell’attesa, di visione del mondo. Direi di amare – cito in ordine sparso - Gabriel G. Marquez, J. Maxwell Coetzee, José Saramago, Dacia Maraini, Alice Munro,  Marcello Fois, Carlo Emilio Gadda, Gesualdo Bufalino, Michele Mari, Giorgio Manganelli, Apuleio, Fëdor Dostoevskij, Elsa Morante, Giacomo Leopardi…e molti altri sicuramente li dimentico, ma è giusto anche così. Perché la letteratura dev’essere imprendibile, poco gestibile, scomoda; assieme sacra e nel contempo femmina di strada, roba da celebrare e dimenticare. A voi la scelta di leggere o meno questo rigo in forma di chiasmo.

Un libro è …

R: Ho quasi pudore nel dire che un libro per me è sempre stato un’altra possibilità in cui esistere e vivere vite che non sono la mia.

Quale odore assocerebbe al tuo romanzo ?

R: Sarebbero odori di terra, quelli che salgono appena dopo la pioggia o quando è smossa dalla semina. Odori di case in cui si vive. E di famiglia. Sensazioni di quotidianità.

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