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Americana #4 - Louise Erdrich In evidenza

  • Scritto da  Tania
Parecchio tempo fa ho letto un racconto pubblicato sul New Yorker, cosa che faccio sempre. Quella volta però è stato diverso, perché nel tempo quella storia e quei personaggi mi sono tornati in mente più e più volte per motivi anche molto diversi tra loro. Anni dopo ho letto un altro racconto che mi ha colpito molto. L’ambientazione e i temi erano del tutto diversi, ma per qualche motivo quel testo mi aveva fatto sentire l’urgenza di recuperare quel vecchio racconto di cui non ricordavo l’autore. Ho passato due ore a scartabellare, e alla fine ho scoperto ciò che avete senz’altro già intuito: la scrittrice era la stessa, ovvero Louise Erdrich. Anche il resto della storia scommetto che l’avete intuito: il pomeriggio stesso ero in libreria col portafogli in mano.

 

LOUISE ERDRICH: ITALIA SENZA RISERVE

 

http://www.youtube.com/watch?v=ToMGWX7U9zc

 

Parecchio tempo fa ho letto un racconto pubblicato sul New Yorker, cosa che faccio sempre. Quella volta però è stato diverso, perché nel tempo quella storia e quei personaggi mi sono tornati in mente più e più volte per motivi anche molto diversi tra loro. Anni dopo ho letto un altro racconto che mi ha colpito molto. L’ambientazione e i temi erano del tutto diversi, ma per qualche motivo quel testo mi aveva fatto sentire l’urgenza di recuperare quel vecchio racconto di cui non ricordavo l’autore. Ho passato due ore a scartabellare, e alla fine ho scoperto ciò che avete senz’altro già intuito: la scrittrice era la stessa, ovvero Louise Erdrich. Anche il resto della storia scommetto che l’avete intuito: il pomeriggio stesso ero in libreria col portafogli in mano.

Sorpresa! Beh, forse poi neanche tanto, purtroppo…

Ad oggi Louise Erdrich ha all’attivo 14 romanzi, una raccolta di racconti, 7 libri per bambini, 3 libri di poesia, 3 libri di saggistica e 2 contributi come curatrice. In Italia ne sono stati tradotti quattro: “Medicina d'amore? (Mondadori, 1985), che è in realtà introvabile nonostante Philip Roth lo abbia descritto come un capolavoro da cui è rimasto rapito, “Tracce? (Feltrinelli, 1992), altrettanto introvabile, il libro per bambini “La casa di betulla? (Feltrinelli Kids, 2006) e “Passo nell’ombra? (Feltrinelli, 2011), che costituisce il primo volume di quella che sarà una trilogia. In sostanza un lettore adulto riuscirà a mettere le mani su un solo volume. Per carità, succede spesso che autori studiati in tutte le scuole e università statunitensi non raggiungano l’altra sponda dell’oceano, ma qui c’è un problema ulteriore, che cercherò di spiegare.

I ROMANZI

Il primo romanzo di Louise Erdrich è stato “Medicina d'amore?, e ha immediatamente vinto il vincibile in termini di premi letterari, in particolare il National Book Critics Circle Award per la narrativa. Così è stato anche per i libri successivi, compreso “Passo nell’ombra?, che è stato finalista del Pulitzer Prize nel 2009, e il successivo “The round house?, che ha vinto il National book Award a novembre 2012. Soprattutto però si tratta di un’autrice amatissima e seguitissima anche dal pubblico, nonostante sia stata spesso paragonata dalla critica ad autori impegnativi come Faulkner o Márquez.

A che cosa si deve tutto questo successo? In parte alla sua storia personale, che nel tempo ha subito svolte individuali e familiari molto drammatiche su cui non mi soffermerò, ma di cui chi è curioso può leggere su wikipedia. Ciò che qui è più rilevante è che Louise Erdrich è stata la settima figlia di una famiglia dall’eredità culturale articolata e complessa: il padre era tedesco-americano, la madre era francese-Ojibwa (tribù conosciuta anche col nome Ojibwe, Ojibway, Chippewa o Chippeway). Le sue radici affondano quindi nel Nuovo Mondo così come nel Vecchio Mondo sia europeo che nativo-americano. Quest’ultima influenza si sente particolarmente nei suoi romanzi, sia nei contenuti che nella forma.


IL CONTENUTO

Sul piano del contenuto, la maggioranza dei suoi romanzi (seppur non tutti) racconta la storia di alcune famiglie Ojibwe che vivono nelle riserve, e segue le loro vicende attraverso diverse generazioni nella prospettiva di più personaggi fino ai giorni nostri. Il racconto quindi attraversa un esteso arco temporale, con i relativi risvolti politico-culturali, e crea una sorta di coro polifonico che dà voce a un’intera comunità, riuscendo a essere sia profondamente personale che di ampio respiro non solo per i temi che affronta, ma anche nella trama in sé. Pensate a una versione più articolata ed estesa di Amy Tan, imbevuta di tradizioni nativo-americane, che nelle pagine dei suoi libri prendono vita e corpo in modo estremamente vivido e coinvolgente. Nei romanzi della Erdrich il legame dei protagonisti con la propria terra emerge in modo viscerale, così come la complessità umana dei rapporti con il resto del territorio. Non pensate a un polpettone però: le storie sono avvincenti, i personaggi particolarissimi e tridimensionali, e non mancano sprazzi di leggerezza alla “Un medico tra gli orsi?, per chi di voi avesse l’età per ricordarsi una serie televisiva degli anni ‘90.
Le vicende inoltre sono impregnate di elementi che trasudano mitologia sia di origine Ojibwe che di tradizione cattolica, entrambe presenti nella formazione dell’autrice. Potentissima è quindi anche la presenza dell’elemento della leggenda e della magia, che tuttavia non appare etereo e rarefatto, ma scorre nel sangue e nelle viscere della terra e della storia, e poggia sempre su fondamenta concrete.
Pur sottolineando questi aspetti come particolarmente salienti, penso però che sarebbe un errore approcciarsi a quest’autrice focalizzandosi unicamente su una chiave di lettura etnica. Louise Erdrich riesce infatti a essere aderente alla specifica tradizione Ojibwe pur trascendendo l’esperienza locale o il mero aneddoto folkloristico. Le prospettive adottate sono sia native che caucasiche, e non c’è una divisione manichea tra le due tradizioni, che emergono entrambe con dolcezza e brutalità, saggezza e violenza. Il tema della connessione profonda con la vita, dell’eredità dell’odio e dell’ingiustizia attraverso le generazioni, e del rapporto tra individuo, comunità e politica, tra presente, passato e futuro, tra uomo e natura, e tra racconto ed esperienza umana sono infatti portati in vita dalla Erdrich in modo da evocarne sia la specificità che l’universalità.


LA FORMA

Sul piano della forma, i suoi romanzi appartengono alla grande tradizione del racconto orale. Questo per me nel corso della lettura ha significato avere la sensazione di essere seduta vicino a un fuoco ad ascoltare, incantata, il fluire del racconto. Lo chiamo “il fluire del racconto? perché, come accade nell’espressione orale e coerentemente con la concezione nativo-americana del tempo, le storie non vengono raccontate secondo un ordine cronologico, ma si intrecciano e si richiamano tra loro, lasciando nel lettore la sensazione di un mondo interconnesso, antico e vitale.


IN ITALIA

Il dramma per il lettore italiano è proprio questo: fin dal primissimo romanzo, i libri della Erdrich sono costruiti architettonicamente come le vicende contenute in ciascuno dei suoi volumi: i territori e le famiglie ritornano parzialmente o in toto di libro in libro, si espandono a partire l’uno dall’altro e si focalizzano su snodi diversi della storia, che riesce ad essere un unicum potentemente realistico anche in virtù dell’ampio arco che disegna. Ciascun romanzo è in sostanza assolutamente leggibile e godibile in se stesso, ma è in realtà solo un ramoscello di un albero genealogico intricato le cui radici affondano lontano e la cui linfa sgorga da fonti più profonde e antiche di quelle sospettabili a partire dall’esperienza di un singolo volume, ma chiare ed evidenti per chi legge l’opera completa, o almeno più volumi dello stesso ciclo.
La speranza è che, a forza di premi e di successi, i suoi romanzi per adulti trovino uno sbocco anche in Italia, e che si schiuda anche per noi quella realtà lirica, magmatica, quello sguardo tagliente ed empatico, quella magia così realistica che tante volte mi ha catturato e che ha lasciato dentro di me tracce durature, come solo le storie migliori sanno fare.

A cura di Tania

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