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Incantestimi #1- Racconto vincitore: Adagio

 

INTRO PER "ADAGIO": Adagio è una breve storia che ha successo nell'impossibile traguardo di coniugare stallo completo e rapida evoluzione. La voce narrante spiega tutto senza rovinare alcuna sorpresa, a partire dalle prime righe.Gli altri personaggi, l'ambiente circostante, il quadro del racconto vengono delineati con elementi semplici e profondi, il fuoco dello sguardo è vicino e attento; porta immediatamente il lettore a chiedersi cosa ci sia, dietro quello stesso sguardo.È l'immaginifica descrizione di una vita che non è umana, ma che pulsa, sospira e sente proprio  quanto un cuore. Buona lettura!

Federica Frezza

 

ADAGIO, racconto inedito scritto da Agnese Chiatti, vincitore di Incantestimi di Dicembre.

La prima cosa che sento al risveglio è il fruscio di una pagina che viene girata. E finalmente vedo. Una cameretta, una trapunta colorata, pile di libri ovunque a sostituire per gran parte il mobilio, ricordi affissi alle pareti e un acchiappasogni sulla testata in ferro battuto del letto, per allontanare gli incubi.

E poi vedo te, la tua espressione corrucciata, il piede che batte ritmicamente sulpavimento in legno, l'abbigliamento studiato al punto da comprendere qualche particolarevolutamente trascurato, come vezzo estetico, come manifesto di personalità.

Mi domando se anche tu ti sia accorto che non sto più dormendo e ti sto osservando, per capire chi mi trovo davanti, se una persona che vede e passa oltre o una persona cheosserva davvero ciò che la circonda.

Butti giù qualche annotazione, sospiri mal celando il tuo disappunto e ti distrai dai tuoipensieri solo per lanciare una rapida occhiata all'orologio a muro, agguantare cappotto ecappello in tutta fretta e uscire. Passano le ore e inizio piano piano ad ambientarmi in una stanza che non è la mia, avalutarne gli spazi, a riconoscerne il disordine che sottintende un'intenzione. Mi addentrotimidamente nel santuario delle tue esperienze, nel tuo luogo di rifugio e inizio a chiedermise non sia io l'elemento estraneo, fuori posto, altrimenti non te ne saresti andato così difretta, lasciando le tue note a pie' pagina incomplete.

Ti aspetterò lo stesso, non vado da nessuna parte. Non mi dispiace la quiete in cui mitrovo adesso, non disprezzo il silenzio e la stasi. Io stessa sono costituita per lo più dasilenzi. Cuore, battito e silenzi. Mi piace prendermi pause, anche molto lunghe, prima diesprimere un concetto e non per timidezza o eccesso di insicurezza ma per pesare leemozioni nella giusta sequenza, secondo un andamento cadenzato. Al di fuori di questamia pratica, altrimenti, sarebbe solo caos e incomprensione, perciò preferisco incanalarele sensazioni in uno spazio ordinato e farle emergere solo al momento giusto, né primané dopo. E senza il silenzio, senza lo spazio bianco prima della rivelazione, i concetti chevorrei esprimere non avrebbero la stessa evidenza. Il silenzio è necessario, fa parte di me. Il mio silenzio non coincide con l'inattività, significa che mi sto preparando, che stoascoltando altri pronunciarsi o semplicemente mi sto concentrando sui rumori disottofondo, finalmente protagonisti per i sensi. Il silenzio ha una sua musica; per esempio,mi accorgo solo ora che non hai chiuso bene la finestra e ogni tanto questa sbatte mossadal vento e che i vicini vorrebbero andare in vacanza ai Caraibi quest'anno ma proprioproprio non si può se Lui ha scialacquato tutto per il calciointariffapremium24oresu24 e Leiper consolarsi e anche un po' per ripicca ha deciso di investire i suoi risparmi nell'ultimogrido in fatto di Lavastiraimpastacuoci.

Un rumore familiare di passi in corridoio mi distoglie da questi pensieri e tu finalmenteritorni. Senza attesa il tuo ritorno non sarebbe stato altrettanto desiderabile. Preparisubito il violino e inizi a suonare la mia canzone. Rispetti le pause, isoli la melodia e poiti interrompi per riconsiderare il risultato d'insieme e aggiungere altre annotazioni suannotazioni. L'armonia sta prendendo forma e mi ritrovo a fantasticare sul giorno in cuisarà finita, pronta per essere condivisa.

***
In questi mesi ho imparato a conoscerti e a interpretare i più piccoli segnali del tuo corpo.

Appena sveglio ti stiracchi eseguendo sempre gli stessi movimenti in perfetta successione,quando sei nervoso inizi a giocherellare con una ciocca di capelli, quando sorridi agli angoli della tua bocca si formano un paio di buffe fossette, quando temi di non farcela butti fuori l'aria dai polmoni come da uno stantuffo e alzi gli occhi al cielo. Eppure molte altre cose di te non le ho ancora capite.

Col passare delle settimane sei diventato sempre più insoddisfatto del tuo lavoro e alla fine hai abbandonato la canzone prima di portarla a termine. Ho continuato ad ascoltarti e a cercare di consigliarti ma tu hai iniziato via via a suonare una composizione nuova a me sconosciuta, non più cadenzata e in equilibrio, ma piatta e insofferente. Avevo quasi l'impressione che volessi correre tra una battuta e la successiva, tagliando le pause prima del previsto (e, si sa, anche le pause hanno una loro precisa durata), per colmare lo spazio che ancora ti separava dal coronamento dei tuoi sforzi. Ho riconosciuto la sfiducia farsi strada sul tuo volto inducendoti a desistere, a dedicarti ad altre attività, più consone ai nostri tempi malati di scadenze, di consegne e di mete misurabili.

Ho assistito, inerme, mentre ti allontanavi dal mondo che si era costruito intorno a noi,dove anche i silenzi avevano il loro peso e dove l'ispirazione non rappresentava una forza nemica e capricciosa ma una marea da assecondare, senza impazienza, in attesa di cogliere l'onda più favorevole.

Ho capito molte cose di te, ma ancora non ho compreso i meccanismi che ti hanno fatto rivalutare il tempo trascorso, che improvvisamente tu hai percepito come perso e non più semplicemente come speso, anche se il fine non era così evidente e il successo sicuramente non certo.

Quando sapevi aspettare che il tempo ti ripagasse degli sforzi compiuti e riponevi fiducia nel fatto che il destino prima o poi ti avrebbe rivelato la strada giusta, perché non eri attanagliato dalla paura del futuro come oggi, eri una persona più felice. Riempivi le pause con i tuoi sorrisi grandi, tutti fossette, e ti preparavi per riattaccare al meglio, coi giusti accenti.

Mentre rifletto per cercare di comprenderti tu rientri in camera trafelato, la sciarpa scomposta a penzoloni per la fretta, e proprio in quel momento dalla finestra aperta volteggia dentro una foglia purpurea, sospinta dal vento.

La grande foglia d'acero si posa su di me e finalmente ti ricordi che esisto e ti avvicini.Rimuovi la foglia per contemplare le mie strutture nero su bianco, il susseguirsi delle note che rappresenta il mio aspetto esteriore, ciò che cerco di ordinare attraverso simboli grafici universali sul pentagramma, per fornire una chiave interpretativa del mio mondo a chimi legge. Ma la mia anima è altro, è l'interpretazione che i musicisti danno di questo mio codice cartaceo e materiale a infondermi una scintilla vitale.

Nello scrutarmi ti soffermi di più sui simboli che in questi mesi avevi dimenticato, una stanghetta orizzontale sulle righe del pentagramma, un ricciolo a mo' di parentesi, quelle pause che avevi cercato via via di ignorare. Ripassi mentalmente la melodia, vicina nel ricordo, e senti subito la necessità di suonarla ancora una volta. Così torniamo a immergerci, tu col tuo violino ed io sul mio leggio, in una dimensione incentrata sul tempo,tutto il tempo che serve per condensare un'emozione.

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Incantestimi #2- Sopravvissuto

Uno degli elementi cruciali di una buona storia è la creazione dei personaggi.Se ben costruito un personaggio è in grado di rapire il lettore, renderlo partecipe di tutto quello che succede sulla pagina, farlo sentire come se avesse appena incontrato un nuovo amico.

L'esercizio di questo mese consiste nel creare un personaggio.

 

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Incantestimi #1- Aspettare

 

Aspettare è intravvedere l'arrivo in mezzo alla folla dei mille piccoli passi che ti separano da lì.

Aspettare è stasi, è sedere in panchina, è il freno tirato quando il semaforo è rosso.

Aspettare è la prova che qualsiasi desiderio o pianificazione o progetto deve superare, per costringerti a sputare fuori che ne vale la pena.

Aspettare è nato insieme all'uomo, lui, Paura, Amore, Gioia e tutti gli altri e da allora ci si rincorre, si inventano sistemi per sfuggire gli uni agli altri.

Chissà, magari è per questo che sono nate le storie.

Per non dover aspettare.

 

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