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L'angolo di Sara #2 - Let’s talk translation!

  • Scritto da  Sara

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Eccomi ad affrontare un tema a me molto caro, la traduzione.

Sento spesso lettori lamentarsi della traduzione di un romanzo o, molto molto più spesso, del titolo di famosissimi bestsellers. Io mi ritengo una vera e propria guerrillera dei titoli mal tradotti: avendo l’incredibile fortuna di poter leggere le opere in lingua originale (soprattutto quando si tratta di inglese) spesso mi accorgo di incredibili forzature.

 

 

 

 

 

 

sara

 

Eccomi ad affrontare un tema a me molto caro, la traduzione.

Sento spesso lettori lamentarsi della traduzione di un romanzo o, molto molto più spesso, del titolo di famosissimi bestsellers. Io mi ritengo una vera e propria guerrillera dei titoli mal tradotti: avendo l’incredibile fortuna di poter leggere le opere in lingua originale (soprattutto quando si tratta di inglese) spesso mi accorgo di incredibili forzature e a volte di veri e propri tradimenti dell’originale portati avanti da traduttori e case editrici.

Prima di addentrarsi nei meandri di uno spillo piuttosto pungente, nel quale vorrei affrontare anche qualche caso pratico, ho deciso di aprire questa serie di spilli dedicati alla traduzione con un breve riassunto della storia di questa affascinante materia. Sarà un breve excursus che non pretende di essere esaustivo ma semplicemente introduttivo ad un campo d’indagine linguistica affascinante ed in continua evoluzione.

La traduzione è un’arte molto antica: la Stele di Rosetta, conservata al British Museum di Londra, dimostra l’interesse per questa disciplina da parte delle civiltà del II secolo a. C.

Grazie a questo preziosissimo reperto è stato possibile decodificare i geroglifici egiziani, ossia applicare l’arte traduttiva ad una lingua scritta formata da simboli dal significato prima di allora assolutamente sconosciuto alla civiltà occidentale moderna. Per maggiori informazioni circa la composizione, il ritrovamento e la storia della stele (http://it.wikipedia.org/wiki/Stele_di_Rosetta).

L’attività traduttiva subisce una rapida accelerazione durante il periodo ellenista. Pare infatti che presso la Biblioteca di Alessandria d’Egitto venne realizzata una serie di edizioni critiche dei poemi omerici oltre alla prima traduzione greca del Vecchio Testamento. E’ proprio intorno ai testi sacri che si concentra l’attenzione dei letterati del periodo medievale, vedi la Vulgata di San Gerolamo (347 ca- 420), che fornì al Concilio di Trento la versione della Bibbia su cui basare tutta la catechesi da lì in avanti.

Non va però tralasciato l’importante lavoro teorico dei Romani. In un impero esteso geograficamente e linguisticamente variegato come quello dell’Antica Roma il tema della traduzione non poteva certo passare inosservato. Esso viene trattato approfonditamente da eruditi del calibro di Livio Andronico (considerato il Primo Traduttore della Storia), Cicerone e Orazio.

Il merito di aver fondato la prima scuola per traduttori va però ad un altro impero geograficamente molto esteso e linguisticamente meno tollerante: quello spagnolo. A Toledo nel XII secolo la coesistenza di ebrei, musulmani e cristiani rende impellente la conversione in latino delle opere di Tolomeo e Averroè, nonché lo studio del testo Biblico, banco di prova di generazioni di traduttori in tutte le epoche e in tutto il mondo.

La diffusione delle lingue volgari, porta alla sviluppo di una serie di traduzioni delle quali prima non si era mai sentito il bisogno. L’Italia è, già allora, il paese in cui si traduce di più. Durante il Periodo dell’Umanesimo, infatti, ambiti di studio come la letteratura e la traduzione vengono altamente ampliati e rivalutati, dando luogo a veri e propri dibattiti teorici in merito al ruolo del traduttore.

Da qui in avanti, il dibattito rimane aperto. Si alternano scuole di pensiero e di traduzione molto diverse per ideologia e pratica.

Con la riscoperta del greco antico è possibile mettere in dubbio le “latinizzazioni? effettuate fino a quel momento. I grandi classici vengono ripresi in mano e ritradotti senza l’intermediario latino.

Nel 1420 Leonardo Bruni pubblica il primo trattato moderno sulla traduzione il De Interpretatione Recta. Vediamo quindi che nella cultura del Rinascimento, dominata dal concetto di imitatio, tradurre non significa solo trasporre in un altro codice linguistico ma assolvere a un preciso bisogno culturale di innovazione. Le traduzioni rinascimentali spesso sono imitazioni o liberi adattamenti eseguiti per dimostrare la perizia dell’autore.

Anche il Seicento può essere riassunto nell’immagine delle belles infidèles: quello di fedeltà non è un concetto fondamentale per i traduttori di questo periodo. Più che di traduzioni seicentesche è corretto parlare di adattamenti, tentativi di miglioramento del testo originale.

Con il Settecento si segna un deciso turning point: nel 1709 viene varata la prima legge sul copyright che riconosce le traduzioni come opere indipendenti. Da lì alla considerazione della traduzione come atto creativo e alla valorizzazione dell’esprit des traductions del Romanticismo il passo è breve.

Il Novecento, secolo di studi fondamentali in ambito linguistico e traduttologico (Chomsky, Halliday., Jakobson, Nida, Toury e Even-Zohar), si apre con il saggio Estetica di Benedetto Croce nel quale si afferma l’impossibilità ontologica della traduzione.


E oggi?

Oggi è stata creata un’apposita materia, definita Translation Studies che può addirittura essere declinata per campi di interesse (Post Colonial Translation Studies, Gender Translation Studies etc). Ma di come venga affrontata la traduzione nel campo dell’istruzione parleremo un'altra volta.

Spero che questo breve, e assolutamente inesaustivo, tuffo nella storia della traduzione sia stato interessante.

Per coloro che fossero interessati consiglio i volumi Translation Studies di Susan Basnett-McGuire (1991), Traduzione. Teoria, pratica e didattica di Roberto Cagliero (2002), La traduzione: teorie e metodi di Raffaella Bertazzoli (2006) e Tradurre dalla Teoria alla pratica di Paola Faini (2004). Interessantissimi anche i saggi contenuti nel volume Claims, Changes and Challenges in Translation Studies A.A.V.V. basati sui contributi del Congresso ETS di Copenhagen del 2001.

Al prossimo spillo!

S.

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