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Libri in musica #1 - Arancia Meccanica

  • Scritto da  PaolaCelloDrum

Arancia meccanica è, a prima vista, una storia di violenza: quella commessa da Alex, giovane delinquente il cui massimo divertimento è praticare un po’ di “ultraviolenza? con i suoi “soma?, e quella da lui subita con la “cura Ludovico? a cui viene sottoposto a scopo sperimentale.

Ciò che non sempre viene letto fra le righe è che Arancia meccanica è soprattutto un romanzo che parla di musica.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arancia Meccanica, fra musica e libero arbitrio

 

(da Burgess a Kubrick)

 

Quando nel 1962 Anthony Burgess pubblicò il suo romanzo Un’arancia a orologeria (titolo della prima edizione italiana, del 1969), certamente non  poteva immaginare che uno straordinario regista come Stanley Kubrick ne avrebbe tratto un capolavoro tale da convincerlo a modificare il titolo originario, sostituendolo con quello del film: Arancia Meccanica.

Nella lunga storia di fusione fra le due arti, il connubio fra l’opera di Burgess e quella di Kubrick è stata probabilmente uno dei matrimoni più riusciti. Film e libro sembrano infatti creati in contemporanea, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche individuali.

Arancia meccanica è, a prima vista, una storia di violenza: quella commessa da Alex, giovane delinquente il cui massimo divertimento è praticare un po’ di “ultraviolenza? con i suoi “soma?, e quella da lui subita con la “cura Ludovico? a cui viene sottoposto a scopo sperimentale.

Ciò che non sempre viene letto fra le righe è che Arancia meccanica è soprattutto un romanzo che parla di musica. Burgess con la sua opera esalta la musica come amplificatore delle passioni, siano esse positive o negative, sfatando il mito che la musica classica sia un mezzo per rilassarsi, una sorta di catarsi tramite cui svuotare la mente dagli stress quotidiani ed elevarsi dalla bassezza della nostra società. Per Alex è proprio l’esatto contrario, come lui stesso racconta:

“Mi feci una gufata ripensando a quello che avevo letto una volta in uno di questi articoli sulla Gioventù moderna, su come la Gioventù Moderna sarebbe stata migliore se si fosse riusciti a incoraggiare l’Amore per Le Arti […] La musica mi rendeva ancora più sviccio, fratelli, mi faceva addirittura sentire come il vecchio Zio in persona, pronto a far tuoni e saettame e ad avere martini e quaglie scriccianti in mio potere?.

 

Il protagonista, che potrebbe essere interpretato come la cattiveria e la spietatezza che albergano in qualche angolo recondito di ognuno di noi, non ha altri interessi al di fuori della musica, campo i cui denota una vasta cultura. Dalle pagine cogliamo, naturalmente, anche la ricercata preparazione musicale dell’autore che cita composizioni più note come le sinfonie di Ludwig va Beethoven, accanto ad altre più raffinate quali la sinfonia Jupiter di Mozart o il Concerto Brandeburghese n.6 di J.S. Bach, fino ad arrivare a composizioni bizzarre come l’opera Das Bettzeug di Friedich Gitterfenster o il concerto per violino di Geoffrey Plautus, del quale viene specificata anche l’edizione ascoltata da Alex (ossia l’interpretazione del violinista Odysseus Choerilos con la Macon Georgia Philharmonic), sulle quali è lecito interrogarsi circa l’effettiva esistenza.

Sublimi le descrizioni delle sensazioni di Alex durante i suoi ascolti, in un linguaggio tutto suo, fatto di neologismi e suggestive metafore:

“Poi, fratelli, venne. Oh, estasi, estasi celeste. Giacevo tutto spalandrato verso il soffitto, il planetario sulle granfie, fari chiusi, truglio aperto per la beatitudine, nicchiando il fiotto di suoni meravigliosi. Oh, era magnificenza e magnificità fatta carne. I tromboni sgranocchiavano oro rosso sotto il mio letto, e dietro il planetario le trombe fiammeggiarono argento per tre volte, e là vicino alla porta i timpani rotolarono dentro le mie viscere e poi uscirono e si sgretolarono come tuoni di zucchero. Oh, era la meraviglia delle meraviglie! E poi, come un uccello dei più rari che vorticava metalceleste, o come vino d’argento che scorreva dentro una nave spaziale, con la gravità che non aveva più senso, arrivò il violino solista sopra tutti gli altri archi, e quegli archi erano una gabbia di seta intorno al mio letto. Poi il flauto e l’oboe perforarono come vermi di platino la spessa, grossa, caramella oro e argento?.

 

Quando Alex, dopo l’arresto, verrà scelto per la sperimentale “cura Ludovico?, una particolare “terapia dell’avversione? che consiste nell’assunzione di un farmaco che induce nausea, abbinata ad immagini molto cruente al fine di indurre nella cavia disgusto nei confronti della violenza, sarà proprio la musica a giocare un ruolo determinante. Inavvertitamente, infatti, verrà scelta come colonna sonora di tali immagini la Nona Sinfonia di Beethoven, particolarmente amata da Alex. Questo diventerà per lui una duplice punizione, in quanto la sensazione di nausea si ripresenterà non solo nei confronti della violenza, ma anche nei confronti della musica. L’indifferenza dei medici nei riguardi della musica pone Alex in una condizione di solitudine estrema. Di fronte alle sue grida di supplica affinchè non venga abbinato il suo amato “Ludovico van? a immagini nauseanti, il medico risponderà freddamente:

“Così ti piace la musica. Io non me ne intendo molto. So soltanto che è un inutile intensificatore emotivo?.

Non solo, dunque, viene annientato il libero arbitrio (tema centrale del romanzo) ma anche l’unica possibilità di pace interiore. Tutto ciò porterà il protagonista a tentare il suicidio, pur di non sentire più musica.

Nella trasposizione cinematografica, Kubrick mantiene questo ruolo preponderante della musica all’interno della storia, al punto che la musica è presente per circa tre quarti della durata complessiva del film.

Nel suo saggio “La musica secondo Stanley Kubrick?, Sergio Bassetti analizza come la musica diventi a tutti gli effetti protagonista, creando suggestivi connubi audio-video simili quasi a vere e proprie danze. Così il Secondo Movimento (Molto Vivace) della Nona Sinfonia accompagna perfettamente a tempo le oltraggiose immagini dei crocifissi di Alex, l’Allegro de La gazza ladra di Rossini (non citata da Burgess) è una colonna sonora perfetta per il pestaggio fra Alex e i teppisti di Billieboy, mentre la celeberrima Singin’ in the rain rende tragicamente memorabile la scena di ultraviolenza feroce nella casa dello scrittore.

Alle conoscenze musicali di Burgess, nel film si uniscono quelle, non meno estese, di Kubrick, che oltre ai brani già citati nel romanzo (prevalentemente beethoveniani), attinge ad un repertorio molto più vasto, da Sheherazade di Rimsky-Korsakov alla Elegy on the Death of Queen Mary di Purcell (nella revisione elettronica di Wendy Carlos), fino alla marcia Pomp and Circumstance di Edward Elgar, doppiamente dissacratoria in quanto considerata fin dall’epoca post-vittoriana emblema della monarchia britannica ed utilizzata nel film per accompagnare il rilascio di Alex.

Per gli appassionati di musica, è interessante segnalare che Anthony Burgess è anche compositore di numerosi brani orchestrali e cameristici, purtroppo non semplici da reperire, tra i quali citiamo: 3 sinfonie, un poema sinfonico (Gibraltar), una Partita per archi, un Concerto per flauto e archi, un Concerto per pianoforte, una Sonata per violoncello e musica vocale.

 

Paola Siragna

(PaolaCelloDrum del canale “Inchiostro e Vinile?)

 

Testi citati:

Arancia Meccanica di Anthony Burgess, Ed. Einaudi, Torino 1969

La musica secondo Stanley Kubrick di Sergio Bassetti, Ed. Lindau, Torino 2002

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